Infatti, quanti esempi rimarcabili non ci forniscono ad un tale riguardo numerose popolazioni che a torto noi chiamiamo selvaggie, le quali benchè meno colte di noi, e fornite di una intelligenza assai più limitata della nostra, pervennero frattanto a soffocare (o forse non conobbero giammai) quel furore brutale di persecuzione religiosa che forma, purtroppo, la base primordiale di ogni credenza odierna, e la gran mole reggente di tutti in culti delle nazioni che conosciamo, se-dicenti-polite, e illuminate? Queste imitarono i difetti delle prime, senza potere nè conoscere, nè profittare giammai di alcuna delle ottime qualità delle medesime. Io eccito tutte le istorie unite ad indicarmi un solo popolo, fra i tanti che annovera la prisca età del mondo, che abbia in alcun tempo infierito nè contro le coscienze degl'indigeni abitanti, nè che giammai abbia macchinato lo sterminio della religione di un popolo limitrofo, benchè le une, o l'altra opposte fossero diametralmente a' loro intimi principj religiosi; ma esse, d'altronde, ci mostreranno ben chiaro fra i recenti, de' popoli che riguardano il flagello degli uomini, ed il loro avvilimento come un tributo espiatorio in onore della Divinità; esse c'indicheranno, da una parte, i terribili roghi della Spagna, destinati ad abbruciarvi gli ebrei in onore di Gesù cristo; ci additeranno dall'altra gli esecrabili altari del Portogallo preparati ad immolarli al nome della vergine; ci faranno quì vedere le aggravanti catene della Bretagna papista consacrate a soggiogarli in gloria de' suoi idoli; mirare ci faranno esse colà un S. Cirillo, quel barbaro Cirillo, che fattosi duce di apostolici briganti, attaccarli entro le loro proprie sinagoghe in Alessandria, ucciderne crudelmente una gran parte, fugarne il resto, carpire le loro sostanze, e rendersene arbitro in ortodossa divozione a' suoi penati; ci offriranno altrove quelle marche infamanti di cui l'Italia contrassegnavagli un tempo in trofeo della sua fede, e quelli angusti, e infetti recinti entro i quali essa gli costringeva a vivere racchiusi, e concentrati in venerazione di Pietro, o degli apostoli; ed ovunque finalmente noi rivolgiamo i nostri sguardi dall'oriente all'occidente, dal nord al mezzo giorno, per tutto ci faranno quelle scorgere la mistica falce delle religioni pronta a mietere ad ognora le sue vittime segnate per offrirle all'altare de' falsi Dei, od al nome dell'Essere supremo, per tutto ci metteranno esse, in ultimo, sotto gli occhi feroci patiboli eretti; carceri, ferri, proscrizioni, massacri, e quanto seppero inventare di atroce que' mostri che natura abbandonò alla loro natìa inesplebile fierezza, che al nome di uno, o di altro idolo gl'ingannati popoli della terra infliggevano contro gli eretici, o miscredenti delle loro follìe religiose; e con infinite prove percotenti, esse concorreranno in somma a convincerci pienamente che le massime di persecuzione, di strage, o d'intolleranza non sono state mai ridotte, in pratico sistema, che nel solo grembo di una religione che si è decantata divina, la quale non respira in apparenza, che dolcezza, mansuetudine, e salute, ovvero da quelle ridicole instituzioni, che molto sovente o mancano di verità, o di buon senso, che l'umana ignoranza ne fa tenere il carattere, e le veci.

Ma in mezzo di questa enorme affluenza di vicissitudini lagrimevoli, ognora pullulanti, che hanno per infinite volte segnalato sulla terra i deplorabili travviamenti umani, quale metamorfosi degna dell'ammirazione universale de' secoli avvenire, non sarà mai per risultare a' nostri posteri l'intatta conservazione dell'ebreismo, sotto quel cielo medesimo appunto dove ad ogn'istante se ne meditava lo sterminio, ed in quel suolo istesso in cui si tentò infinite volte renderne la tomba? Cosa opineranno essi mai al solo contemplare, come tutte le nazioni dell'universo, dopo la caduta degli abitanti di Gerosolima, e insieme di questa metropoli medesima, si distrussero l'una l'altra, si amalgamarono a vicenda, si mischiarono confusamente, ed il solo popolo ebreo, malgrado la sua fluttuante dispersione, e le numerose infauste peripezìe alle quali sempre soggiacque, in ogni angolo del mondo, abbia fermamente resistito al torrente di una feconda successione di lignaggi, di epoche, e di vicende, or funeste per un popolo, ed or gioconde per l'altro; or per questo ridenti, ed ora triste per quello? Non lo attribuiranno essi forse ad un effetto soprannaturale, ad un prodigio ineffabile dell'Eterno? Di ciò veramente l'intero giudaismo ne fu sempre convinto; e tutte le altre nazioni, al contrario, riguardarono ciascuna, in ogni tempo, la permanenza di tale prosapia, come un trionfo, ed una prova incontestabile della verità di loro varie credenze, o religioni.

Ma senza fermarmi quì a discutere inutilmente le ragioni che alimentano l'intima convinzione del primo, ed il giusto valore delle cagioni sulle quali fondano le ultime la presunta base contestata della loro religione, io mi contenterò soltanto di rimarcare che fa duopo stabilire dei motivi meno accessorj, ed assegnare altre cause più ostensibili per colpire nel segno positivo sulla certezza, e la probabilità degli accennati effetti risultanti; e questa e quella ritrovare noi potremo agevolmente nelle accanite persecuzioni che le ultime, concordi, hanno sempre esercitate contro di quello: non avvi alcuno che ignori che la guerra delle opinioni religiose, e delle coscienze, non solo in proposito di culto, ma in scienza, in politica, e in costumi, ha in ogni epoca del mondo, e presso qualunque popolo della terra formate le fazioni sanguinarie, i martiri devoti, gli apostoli entusiasti per l'uno, o l'altro partito da cui presero fondata voga radicale quelle stesse opinioni che tentavasi di propalare, e sostenere ad ogni prezzo da una parte, e che da un'altra combattevansi orribilmente col disegno di annientarle dalla reminiscenza degli uomini. Infatti, quanti esempj rimarcabili non ci forniscono le istorie, idonei a convincerci che tanto in religione, quanto in politica, noi vedremmo succedere nel mondo il tepore il più lento, all'entusiasmo il più deciso, se si lasciasse all'una l'opinione, all'altra l'esercizio; donnez aux Huguenots, diceva Caterina de' Medici, tout leur saoul de prêches, ils seront tranquilles. Quando, al contrario, perseguitando una setta, od una fazione qualunque, si viene ad aggiugnere insensibilmente alla forza della religione che è già oltremodo grande, quella del punto di onore che lo è sovente di più, cioè a dire, che quelli ancora che non hanno religione qualche volta ne ostentano l'apparenza, e non osano di abbandonarla; e che quelli viceversamente che sarebbero proclivi alla resipiscenza de' loro proprj travviamenti, non sanno determinarsi ad effettuarlo.

Or in conseguenza di questi effetti, renduti già si evidenti, chi potrebbe mai sensatamente ricusare alle cause omogenee che gli producono l'esistenza indefettibile che loro conviene in ogni modo? Persuasi dunque quali essere dobbiamo, senza mistero, dell'esistenza delle une, e della sorgente immediata degli altri, quale torto enorme non si farebbe alla verità, se opinare si dovesse come il primo, e quale grave oltraggio risentire non dovrebbe la ragione, appoggiando la strana presunzione di queste? E pure l'indole depravata dell'uomo, generalmente parlando, è tale, che desso non soffre mai un oppressivo male, nè fruisce ancor di un sommo bene, senza imputarlo all'odio di un essere superiormente perverso, od alla predilezione di un essere ottimo che veglia parzialmente alla di lui conservazione, ed egli non è che dopo molte riflessioni, per lo più astratte, sempre seguite, e sottilmente ponderate, che desso giugne a conoscere, infine (benchè il più delle volte assai di raro, e a grande stento ei vi pervenga) che il bene, ed il male di cui l'umana vita è mischiata, emanano entrambi, per così dire, dalla sorgente inesauribile medesima; questo è il possente arcano delle instituzioni teologiche di ogni popolo che esistere veggiamo sulla superficie della terra, questa è l'alchimia portentosa di tutte le religioni che ingombrano il mondo abitato dall'uomo.

Comunque siasi, non credasi già essere questi soli gli effetti perniciosi dell'imbecillità dell'uomo abbandonato a se stesso ed alla sua sovvertita immaginazione, io mi dispongo, con ribrezzo, a produrne degli altri molto peggiori, ed assai più funesti per la sua specie, allorchè nella progressione di quest'opera mi emergerà pur troppo di ragionare a reiterati propositi. Intanto calisi un velo di profondo silenzio intorno quello che rapportasi all'ente ragionevole, alle sue idee, a' suoi pensieri, ed alle azioni differenti delle quali fu esso in ogni tempo riconosciuto essere suscettibile, e riserbiamoci a squarciarlo allora quando potremo di esso lui occuparci assiduamente di proposito, affine di migliorare la sua condizione, correggendo i suoi errori, illuminando il suo spirito, e facendogli, ad un tempo, chiaramente comprendere, che la verità è una, semplice, e indefficiente, che l'errore, all'opposto, è ognora complicato, titubante nella sua marcia, ed eccessivamente sinuoso; che la voce della natura è intelligibile, sonora, insinuante, e che quella della menzogna è ambigua, oscura, ed affligente; che il sentiere della ragione è ameno, retto, e salutare, e che quello dell'impostura è obbliquo, tetro, e pernicioso, questa esimia ragione di somma urgenza in ogni parte all'uomo dee essere continuamente la sua conduttrice inseparabile, e le dilei proficue lezioni debbono essere seguitate completamente da ogni anima fregiata degli ammirabili suoi doni.

Quindi per essere penetrato quanto fa duopo della forza irresistibile di queste verità edificanti, che io mi lusingo di produrre frappoco al chiaro giorno, l'uomo non ha bisogno che di lumi, di buonsenso, e di coltura; esso non ha che rientrare in se stesso, riflettere sulla sua propria individuale natura, consultare i suoi interessi, considerare i suoi rapporti colla società, e i doveri che lo vincolano ai membri contraenti suoi simili; e in conclusione studiarsi esattamente di conoscere che la virtù, e le scienze sono, senza contrasto, i soli, i migliori, ed i più solidi beni per la specie umana, e che il vizio, e l'ignoranza ne formano il perpetuo terribile flagello. In una parola studiarsi esattamente di capire, che siccome il buon uso delle scienze consolida in noi quel declivio salutare che porta la specie nostra alla pratica del bene, così appunto il nostro amore per la verità aumenta i lumi de' quali noi abbiamo estrema urgenza per propalarla, e per difenderla. Col mezzo di sì fatte indagini utili, e profonde giugnerà esso, in ultimo, a convincersi che gli esseri umani (come lo rimarca ingegnosamente un pensatore inglese) non sono sventurati, se non se perchè dessi sono viziosi, ed ignoranti; e che i medesimi viceversamente non sono ignoranti, e viziosi, se non se perchè tutto cospira ad allontanarli dal felice sentiere della ragione ad impedirli di correggersi, ed a renderli alieni onninamente dallo sviluppo delle loro facoltà intellettuali.

L'epigrafe del frontispizio allude giustamente al nostro immortal Napoleone ciò che Marziale altra volta disse a Domiziano: I popoli del vostro Impero parlano differenti idiomi; essi non hanno, per tanto, che un solo linguaggio allorchè dicono, che voi siete il vero Padre della Patria.

OGGETTO
E
PIANO ANALITICO
DI
QUEST'OPERA.


Cujusvis hominis est errare; nullius, nisi insipientis in errore perseverare.