[(85)] Quanto più sanamente osservata, e mantenuta sarebbe dagli uomini la vera Religione, quante meno querele suscitare si vedrebbero a suo riguardo, e quanto più rispettabile, in ogni senso riuscirebbe la pratica di essa in faccia degli increduli, se la chiarezza, e la precisione fossero l'appannaggio de' suoi ammirabili principj, nel modo che la tersa verità dee essere la sola interprete genuina delle sue massime; coloro che ne fanno pubblico esercizio non si vedrebbero allora più astretti, come accade loro sovente, di credere ciecamente senza potere rendersi a se stessi la benchè minima efficace ragione di ciò che forma la base radicale della loro propria credenza; ciascuno ritroverebbe spiegati nella pratica medesima di esse quei solidi motivi sufficienti del loro credere, senza brancolare inutilmente col pensiere nel vortice immenso de' dubbj tormentosi, e delle arcane illusioni, che gli si fanno servire di ammaliante corredo; ma frattanto alcun vantaggio reale risultare non se ne vede in favore di coloro che la professano. Ma tutto ciò sarà mai sempre ineseguibile fra gli uomini fino a tanto che la religione diverrà per certuni un soggetto di speculazione sulla terra, ed un mestiere da potersi esercitare coll'ingannevole orpello dell'umiltà, e della devozione.
[(86)] Il primo scopo che si prefissero in ogni tempo i propalatori delle tradizioni sacre in generale, si fu quello di ammaliare la stupida curiosità di quegli uomini che stabilirono di sedurre; e di allontanare dall'occhio dell'esame qualunque dogma, di cui l'assurdità troppo evidente, avrebbe dovuto necessariamente a prima vista, in mille guise colpirgli. Non meno nell'uno, che nell'altro essi vi sono completamente riusciti. La pratica delle superstizioni è assai più agevolmente appresa di ciò che riesca facile conoscere l'esercizio commendevole di una pretta religione, della virtù, del disinganno. In fatti è molto meno arduo per l'uomo di genuflettersi a' piedi degli altari, e recitarvi le preghiere, immergersi nel Gange come i Bonzi, nutrirsi di magro le vigilie, confessare le proprie colpe all'orecchio di un'altro uomo, abbigliarsi di certi arnesi, o astenersi da certi cibi, di ciò che sia perdonare come Camillo agli snaturati concittadini, o calpestare con isdegno le ricchezze, come Papirio, o farsi il corifeo della virtù, come Aristide, ovvero instruire il mondo come Socrate. Sempre indifferenti a questi sublimi tratti di straordinarie virtù, essi non sono ad altro interessati che a sostituire a queste le offerte, i digiuni, le espiazioni, persuadendo scaltramente gli uomini che si può, senza ostacolo, col solo mezzo di certe cerimonie superstiziose, giugnere per sino ad imbianchire l'anima anerrita dai più atroci, ed esecrabili misfatti. Ciò che ha dato sorgente funesta in ogni tempo fra gli uomini, siccome io l'ho altrove rimarcata ([annot. 100.]) sul proposito della confessione auriculare, a tutti quei criminosi travviamenti a quali può essere soggetto lo spirito umano.
CAPITOLO XI.
Seguito del medesimo soggetto. Esame delle verità esposte.
Tutto che molte sensate persone sdegnate restino, e percosse dalle complicate assurdità di dettaglio di cui non solo le tradizioni ebraiche, ma tutte quelle altresì dei popoli che conosciamo sono ripiene, esse frattanto non ebbero giammai fino ad ora il risoluto coraggio di rimontare fino alla sorgente venefica dalla quale sì fatte assurdità dovettero probabilmente ritrarre l'origine fatale, per tutto non vi si scorge che uomini, o criminosamente ipocriti, o brutalmente zelanti, proclivi ad accreditare le più assurde contraddizioni, le più ridicole novellette, e le intuitive follìe, riscaldando, o seducendo colle illusioni le più bizzarre la credula fantasia degli uomini i quali finiscono in ultimo coll'identificarvisi, e idolatrare delle chimere: o homme! esclamava altre volte un saggio illustre, qui saura jamais jusqu'où tu portes la folie, et la sottise? Le Théologien le sait, en rit, et en tire bon parti.
Si ha d'altronde un bel sostenere, e dagli ebrei non meno che da tutte le altre sette concordi, che la sola legge scritta non sarà mai per se medesima sufficiente, quanto l'urgenza lo richiede, a fondare le inconcusse basi della religione; senza l'immediato soccorso della tradizione; oltre che ciò resta formalmente smentito da' moltiplici percuotenti esempi da noi altrove opportunamente riportati di quei tanti distinti soggetti, a tempo debito citati, i quali senza conoscere tradizione di sorte alcuna non lasciavano di essere perciò gli esemplari modelli della credenze d'Israel (e de' quali si cercherebbero indarno imitatori in tutto l'antico, ed il recente Giudaismo) ed i veri prediletti dell'Essere Supremo; si potrebbe, all'opposto, senza timore d'ingannarci, dimostrare con evidenza che altrettanto le parafrasi, ed i commenti riescono utili, e sovente necessarj, allorchè tendono a semplificare il soggetto originale, col mezzo d'idee chiare, compendiose, e intelligibili, quanto non meno gli uni che le altre si rendono all'eccesso aggravanti, e perniciose allo spirito, se diffusi, o enigmatici si scorgono; nel primo caso il testo acquista nuovi lumi efficaci a rischiarare la mente poco idonea di approfondirne per se stessa il vero senso; nell'ultimo poi esso diventa molto più oscuro, più confuso, inutile del tutto. Or, quale di questi sarà, dunque giustamente il caso nostro? Basta farci a considerare di slancio la soma enormemente onerosa, della quale oggi trovasi aggravato il Popolo d'Israel in tante guise differenti, in proposito di Culto, e religione, per ritrovare senza gran pena la soluzione positiva di simile problema. Dicasi pure, come sarebbe in verun modo possibile all'ebreo Talmudista di mantenere il sabato al rigore delle cerimonie innumerabili che vi aggiungono i Rabbini, minacciando una dannazione irremissibile contro chiunque individuo il quale si dimostrasse refrattario, o trasgressore delle medesime? Non bastava forse la sola prescrizione ordinata da Mosè di santificarlo e fare cessare in esso qualunque opera servile, per accrescervi, nella guisa che fece la tradizione, tante futili controversie, tante glose incongruenti del tutto estranee all'osservanza primitiva del precetto ed alla mente dell'Institutore [(87)]?
Ed in qual modo potrebbe egli osservare giammai con esattezza tutto quanto le parafrasi rabbiniche gli prescrivono concernente le altre feste, oltre i tanti numerosi precetti che dagli espressi ripetuti comandi della Divinità medesima sono ad esso autorevolmente imposti, senza ledere, o trascurare gli articoli essenziali del suo Culto? Ma che diremo già noi, se attignere si dovesse le nostre idee relativamente all'Essere Supremo nelle discussioni tradizionali? Non si mostrerebb'egli quest'Essere a noi sotto i tratti i più proprj a rigettare la nostra adorazione il nostro amore? In fatti come sarebb'egli possibile giammai di sentire del trasporto per un Essere di cui l'idea che ci viene rappresentata, ad altro non serve, che ad eccitare il terrore, e di cui i giudizj che vengono dalla medesima riportati fanno fremere [(88)]? Come ravvisare senz'allarmarsi un Dio che ora ride, ora piagne, ed ora scherza, come immaginare, senza orrore, un Dio che secondo la tradizione sembra prendersi a scherno il destino de' mortali, occupato di farsi sempre temere, e mai di farsi amare? Eh, che? Tale forse non è il carattere odibile che la tenebrosa tradizione di tutti i popoli della terra, senza escluderne forse alcuno, ci trasmise dell'Autore Supremo delle natura [(89)]?
E se da testè riportati assunti passare si volesse ad interrogare la tradizione Israelistica specialmente sopra i cibi, supporremo noi forse che potesse meglio riuscirci, la ritroveremo noi, per qualche parte almeno, più sensata, meno ridicola, più congruente? Che l'astinenza di alcuni cibi, o il divieto di nutrirsi di certi animali, autorizzato parimente presso molti popoli antichi, nel modo che lo abbiamo altrove chiaramente significato ([ann. 28]) ed imposta agli ebrei come un precetto non meno urgente ad osservarsi degli altri che il Codice Mosaico avea eglino già prescritti, sia che fosse il medesimo basato sopra uno di quei menzionati disegni da' quali erano que' popoli guidati, sia che diretto venisse da qualche altro, che le sacre pagine rivelarci non vollero, debba riguardarsi come una instituzione utile, ed anche in certi climi, a molti riguardi ovvia, e indispensabile, ciò potrebbe senza ostacolo accordarsi, ed io ne convengo di buon grado, ma che una semplice ingiunzione ordinata da Mosè, benchè triplicatamente di non cuocere l'agnello nel latte della capra [(90)], e che altro per se medesimo non è che un mero suggerimento di umanità, onde fare sott'intendere con esso di non incrudelire contro di coloro da' quali abbiamo tratta l'esistenza sulla terra, che un avvertimento morale di simile natura, dico, debba implicare una quantità di altri usi, e di astinenze, le quali, anche a senso di qualche accreditato Rabbino, non hanno il benchè minimo rapporto collo spirito intimo del precetto di Mosè; ecco ciò che una mente illuminata soffrire certamente non potrebbe senza indignazione [(91)].