[(81)] Hanno un bel giustificarsi quì i Rabbini ad oggetto di diminuire l'orrore che apporta agli uomini forniti di lumi, e di buon senso il carattere odibile ch'essi attribuiscono all'Essere Supremo, adducendo che sì fatta loro maniera di parlare non è che al figurato, al solo disegno di adattarla alla intelligenza limitata del volgo, come se per farsi capire dalla classe ignara fosse permesso al terrigeno mortale di avvilire il sommo autore della natura a questo segno: quale insania deplorabile! Non è già così che le scuole di Socrate, di Platone, e di Aristotile insegnavano a conoscere, a temere, e ad adorare il Dio dell'universo; e sebbene si trovassero astrette quelle pure qualche volta ad esternarsi a persone ignoranti, per rapporto alla vera cognizione di questo Essere degli esseri, quelle frattanto ritrovavano il pronto mezzo di farglielo elleno esattamente capire senza lasciarsi trascinare dal torrente di simili eccessi.
Non v'ha certamente che il filosofo il quale possa elevarsi fino alla sublime contemplazione di questo Essere increato, nè altri fuori di quello può, ad ogni esperimento, con rispetto maggiore estollerne le glorie. In fatti pretendere che Dio sia suscettibile di pentimento, di passione, di dolore; ch'egli possa offendersi delle azioni degli uomini, non è egli lo stesso che annientare tutte le idee che noi dobbiamo d'altronde avere di questo Creatore Supremo? Dire che l'uomo può turbare l'ordine dell'universo, che esso può accendere il fulmine fra le mani del suo Dio ch'esso può frastornare i suoi progetti, non sarebbe lo stesso che il credere, che da esso lui dipende unicamente di alterare la sua ineffabile clemenza, di trasformarla in crudeltà? È appunto così che la Teologia non fa che distruggere incessantemente con una mano, ciò che desso edifica coll'altra; quindi si può opinare con giustizia, che se ogni tradizione ora le è fondata sopra tali esecrabili principj, dobbiamo ragionevolmente conchiudere che basate sono, per conseguenza, tutte quante sopra una contradizione dimostrativa.
[(82)] Non dobbiamo che richiamare quanto fu già da noi esposto fino ad ora per restare ampliamente convinti, che se l'Israelita de' nostri tempi dovesse prefiggersi di osservare alla lettera, e tutto ciò che gli venne ordinato da Mosè, ed altrettanto che la tradizione gli prescrive, esso non vi riuscirebbe giammai senza un prodigio; mentre è presso che impossibile che l'uomo debole quale esso è per sua natura sentisse forze bastanti per respignere le passioni sregolate dalle quali è soggiogato, e ad un tempo medesimo, vincere gli affetti viziosi che lo seducono, e rinunziare, in una parola, al di lui essere, come sarebbe necessario per caricarsi di una soma di gran lunga preponderante alla sua capacità: ma non per tanto l'attaccamento degli ebrei per le loro tradizioni è tale, ch'essi trascureranno venti precetti fondamentali del pentateuco (siccome lo abbiamo rimarcato non è che un istante) piuttosto che estinguere un lume in sera di festa, o che prendere anche scarso cibo la sera, ed il giorno del 9 del mese di Av, o negli altri digiuni (de' quali è fatta speciale menzione nella seguente [annot. 131]) e che gustare un volatile condito, o cucinato nel butirro, benchè la scrittura non lo vieti di sorte alcuna, o che desistere in fine per un solo giorno dal recitare le leggende quotidiane, e cose di tal fatta, in tanto che la vera osservanza dell'essenziale è quella che l'occupa il meno, e che forma l'ultima, e la più indifferente delle sue cure.
[(83)] Questo deplorabile malore in vero non è affatto nuovo nel mondo, e per quanto io mi accorgo gli ebrei non furono già fra gli uomini i soli ad esserne gravemente infetti, poichè vi fu già un tempo sulla terra, al dire dell'abate Cartaut in cui le scienze, e l'arte di scrivere furono dalla chiesa romana riguardate come occupazioni labili, e mondane, e per conseguenza indegne totalmente di un ottimo cristiano.
[(84)] E con quale fondamento lusingare ci dovremo di potere mai ritrovare irreprensibili costumi laddove i mezzi che sarebbero sufficientemente capaci a farceli apprendere, a regolargli, sono totalmente ignorati dalle massima parte fra noi? E quale meraviglia se quelli in particolare della prosapia d'Israel ci appaiono cotanto insociabili, e sì strani? Essi dovranno andare sempre mai su questo piede fino a tanto che la superstizione sarà dalla medesima preferita alla solida coltura dello spirito, le pratiche ridicole anteposte all'esercizio delle massime salutari della pretta Religione, e fino a tanto che questa nazione, impressionata de' suoi antichi errori, stimerà più necessario di essere devota, che instruita.