[(89)] Io ho già di proposito rimarcato in qualche luogo (ved. l'annot. 8. T. I. pag. 41. delle Notti Campestri) che il primo scopo che si prefissero in ogni epoca del mondo i promulgatori di Sacre chimere fu quello di attribuirsi il carattere imponente di Direttori Spirituali delle Nazioni, onde con tale mezzo a colpo sicuro pervenire a disporre a loro talento; per meglio dunque riuscirci essi opinarono di rappresentare Dio come un Essere occupato unicamente d'incutere timore nell'animo de' suoi creati, e dedito giammai a farsi amare, e quindi risultare lo fanno nelle loro assurde illazioni, a un tale riguardo, or come un Essere debole, ed or come tremendo, or come benefico, ed or come tiranno, senza altra ragione che la sua propria volontà. Nè dee recarci sorpresa di ritrovare dei popoli i quali giunghino al delirio spaventevole di concepire idee cotanto mostruose, e ripugnanti del provido Autore della Natura, dal momento che ci faremo ad investigare per una parte l'indole infelice del volgo nel credere ciecamente alla rinfusa ciò che ha l'apparenza di prodigioso, e di stravagante, ed a conoscere sensibilmente dall'altra l'artifizio perverso di una certa classe d'individui, nel farsi reputare da esso l'oracolo portentoso della Divinità suprema, e l'organo immediato de' suoi Eterni inalterabili Decreti.
[(90)] Essendo questo divieto ripetuto per tre volte nella Scrittura (Num. c. 23. v. 19. c. 34. v. 25. e Deut. c. 14. v. 19) i Talmudisti ne amplificarono talmente l'osservanza, che oggi più non tiene che alla classe delle tante altre pratiche inutili conosciute, e professate dal recente giudaismo. Essi dunque inferirono conseguentemente di dovere non solo mantenere detto precetto al puro senso originario della lettera genuina, ma di astenersi parimenti da qualunque siasi cibo dove entrasse tutta specie di carne, pure di volatile unitamente ad ogni sorta di formaggio, o di latticinio, e per cautela, maggiore nell'esatta osservanza di questa pratica superstiziosa, i Rabbini ordinano scrupolosamente di dovere tenere anche gli utensili per cucina interamente separati (ved. misn. hol. fol. 104. Din. Joré Deng. c. 92.).
I medesimi vietano inoltre con eguale rigore di mangiare in uno stesso convito prima una vivanda di carne, indi altra di formaggio, se non dopo decorso l'intervallo di sei ore, (Ibid. e Beth Joseph) permettendo l'ultima però avanti quella previa una breve interruzione di pochi minuti, dopo essersi lavate ambe le mani. Tanto possono le tradizionali follìe in mente umana!
Mi si permetta quì di rimarcare soltanto come mai combinare questi divieti col lauto banchetto che la Genesi ci descrive (Cap. 27. v. 9.) preparato da Abramo ai tre angeli, che in sembianza di ospiti umani si presentarono al suo sguardo? Quì troppo chiaro si scorge che l'uso delle carni, ed i latticinj nel medesimo convito, ben lungi dall'essere vietato, siccome lo è attualmente presso i Settatori Talmudisti, era il solo cibo usitato quotidianamente dagli stessi primi fondatori della credenza d'Israel; e tanto è ciò vero, quanto che nella suddetta mensa disposta da Abramo a' suoi mistici viandanti eravi preparato un vitello, e gran profusione di latte, e di butirro che servì loro di nutrimento, senza che il testo accennato faccia di sorte alcuna menzione d'altro cibo.
Nè giova il dire che a' tempi del patriarca non essendo tutta via promulgato il Pentateuco di Mosè un siffatto precetto non potea essere in vigore, poichè la stessa preparazione è sotto intesa egualmente contenere (Sam. II. Reg. I.) i rinfreschi ricevuti da David in differenti circostanze da Abigail, da Berzelai, ed altri, e nelle vettovaglie che seco portarono coloro i quali vennero a ritrovarle in Hebron; siccome ancora nello sfarzoso banchetto dato da Salomone di lui figlio alla Regina Siba, che da' propri suoi stati accorsa era espressamente per ammirare da vicino i fasti, e la saggezza di questo monarca ebreo, che allora facea lo stupore dell'universo, ciò che formava il corredo migliore di simili conviti, secondo l'uso generalmente seguitato in quei tempi, per quanto apparisce dalla Scrittura medesima altro certamente non era che una grande affluenza di frutti, di legumi, di latte, di carni, e di butirro in una mensa stessa; quindi è che altro che tali trattamenti possono avere dati, e ricevuti que' sovrani di Israel, malgrado che la Legge di Mosè fosse da entrambi perfettamente conosciuta. Si avrà forse il delirio di riprovare que' benemeriti antichi per avere praticato un simile uso, preferendo loro di moderni che se ne astengono?
[(91)] Nel Codice Misnico (Trat. Holim. Cap. 8. §. IV.) il Rabbino Jossè Agalili sembra convenire, in qualche modo, colla stessa nostra opinione, relativamente al precetto di cui parliamo, se non per abrogarlo del tutto, almeno per restrignerne l'osservanza; riducendolo al primitivo suo senso letterale, cioè al solo divieto di cuocere l'agnello unicamente entro il latte di sua madre, volendo in tale maniera escludere affatto da questa prescrizione gli animali volatili, qualunque siano, le madri de quali si riconoscono scevre onninamente di questo fluido (Ibid.).