[(92)] Se riescono stravaganti oltremodo quelle tante prescrizioni tradizionali da noi fin quì sovente rimarcate, quanto non dovranno mai apparire all'eccesso ridicole, e affliggenti quelle che impongono i Rabbini all'occasione di nascite, di nozze, di esequie pe' defunti? Non abbiamo che percorrere i prolissi trattati, fatti sopra tali propositi (Ved. Sciulh. Ngharuh Trat. Milah, Kidushim & Abel.) per restare intimamente persuasi, che tali appunto, quali distinti furono da noi, debbono sembrarci in ogni senso quelle prescrizioni che vi sono racchiuse, relativamente a' tre indicati soggetti, senza che io mi diffonda di soverchio a tesserne il dettaglio, che d'altronde un lavoro questo sarebbe inutile del pari che annojante.

[(93)] Per viemaggiormente restare quanto è duopo convinti di questa verità di fatto, noi non abbiamo che richiamare quanto da noi fu già esposto altrove, relativamente allo scrupolo smodato che si fa l'uomo ignorante, a qualunque setta ch'esso appartenga, d'interrogare se stesso intorno quegli articoli che un'abitudine grossolana e macchinale fece al medesimo un giorno riguardare come sacri, e inviolabili, e quelli pure d'altronde, i quali forniti di lumi sufficienti per elevarsi fino alla contemplazione della verità delle cose, predominati, del pari, dallo smarrimento deplorabile medesimo, si tendono, ad un tale riguardo, così pure incapaci onninamente di raziocinio, e di riflessione; perchè lo scrupolo dell'esame, a questo soggetto, non è niente dissimile da quello degli altri, l'educazione e la coltura de' medesimi non avendo avuto attività bastante di superare la barriera fatale de' pregiudizj religiosi imbevuti nell'infanzia.

[(94)] Una volta che i prestigj del fanatismo sieno giunti ad impossessarsi dello spirito umano, riesce presso che impossibile di sradicarli al segno che più non accorrino a funestarlo nè a cospirare la sua perdita estrema, e se per fortuita combinazione gli parrà di vederli allontanati, ciò non seguirà che per qualche breve intervallo; passato questo gli vedrà riprendere tosto sopra di esso un impero più assoluto, e più consistente; inutile vedrà ogni suo sforzo, allora per tentarne lo scampo; questo nemico crudele lo perseguita ovunque; non vi vuole altro meno, che una opima dose di sana filosofia; e di solida coltura, onde pervenire e distruggerlo per sempre, senza timore che ritorni mai più a funestare la specie umana: Il n'est d'autre remède à la maladie épidémique du fanatisme, que l'esprit Philosophique, qui répandu de proche adoucit enfin les mœurs des hommes, et que prévient les accès du mal; car dès que ce mal fait des progrès il faut fuir, et attendre que l'air soit purifié Volt. Dict. Philos. T. V. p. 513.

CAPITOLO XII.

La pretta credenza trasmessa dal legislatore Mosè al Popolo ebreo poco varierebbe da quella professata da Socrate, da Platone, e da Confucio, se si eccettua le molteplici instituzioni misniche, e Talmudiche aggiuntivi ad essa.

Donde dunque verosimilmente procede, udiamo taluno interrogarci di proposito sovente, che quasi tutta la specie umana persuasa in apparenza, che la religione è la cosa la più vantaggiosa per essa, e sotto qualunque siasi aspetto che si riguardi, riconosciuta la più seria, la più decisiva, ed importante, mentre che questo è frattanto l'oggetto che gli uomini si permettono il meno d'investigare con criterio, di approfondire con diligenza, e precisione? Laonde se si tratta di contrarre un affare qualunque, di vendere qualche oggetto, di acquistarlo, si prende le precauzioni le più accurate si bilica ogni termine, si pondera ogni frase dello scritto che ne racchiude le condizioni, e ciascuno fa, in somma, ogni sforzo possibile per mettersi al riparo da qualunque male intelligenza, frode, o sorpresa: or, perchè mai, argomentano, con impudenza, certuni, non avviene appunto così della religione, e specialmente orale, che resta il più delle volte adottata ciecamente sulle asserzioni altrui, senza che alcuno prendasi un benchè minimo pensiere di esaminarla [(95)]? Io non dirò già (come qualche filosofo incredulo erroneamente opina) che le massime religionarie degli uomini di ogni setta di qualunque angolo del mondo sono i monumenti antichi e permanenti dell'ignoranza, della credulità, de' terrori, e della stupida buona, fede de' loro mali accorti antenati; io rigetto questa opinione come assurda, eterodossa, e onninamente destituita di base, di ragione, e forse ancora di buon senso; ma per altro, l'esperienza, che rare volte inganna, mi ha in ogni tempo sensibilmente dimostrato che in proposito di religione, e sopra tutto tradizionale gli uomini non sono a sufficienza tutta via illuminati, quanto il loro pressante bisogno lo richiede, onde potere essere garantiti solidamente della verità, e della ragione di tutto ciò ch'essi ammettono come supposto vero, e ragionevole.

Ma da quale altra contaminata sorgente dobbiamo noi fondatamente ripetere sì deplorabile sciagura, se non se dalle insensate sottigliezze tradizionali, che soggiogarono sempre, a grado a grado, tutte le nazioni, tutte le sette dell'universo, le quali ne risentono pur troppo tuttavia la gravezza lacerante, e il danno incalcolabile, senza speme di sollievo, nè di compenso [(96)]?