Gli Ebrei, i Cristiani, i Musulmani, e gl'idolatri tutti hanno delle supposte intuitive tradizioni, che sostengono fervidamente d'accordo, emanate dal Cielo, compilate dallo Spirito Santo, e identiche, e uniformi alla più esatta inalterabile verità; esse sono tutte interamente appoggiate ad un punto medesimo di centro, che insieme racchiude l'antichità, e il fanatismo religioso [(97)].
Ecco le due barriere fatali che opponendo un'ostacolo tenace, ed a molti riguardi considerato come ineluttabile all'esame de' sentimenti religiosi che ci furono inspirati nell'infanzia, immergono tutti i popoli ciecamente nella credenza grossolana de' più malefici, e degradanti pregiudizj; e senza diffondermi soverchiamente sulle altre sette che ingombrano ambo gli emisferi, non abbiamo che applicare costantemente le stesse impotenti basi che servono di rilievo fondamentale alle tradizioni del popolo d'Israel, per vederne risultare direttamente i funesti disordini eguali a quelli di tutte le altre nazioni, che l'Istoria ci fa conoscere, e scorgervi, ad un tempo, con indelebili marche, l'impronta stabile uniforme della menzogna che le caratterizza tutte quante [(98)],
Suppongasi, per mera ipotesi, che un Settatore di Socrate, di Platone, o di Confucio, od anche questi tre filosofi medesimi in persona, ignari affatto delle tante sette o religioni, che coprono attualmente ambo gli emisferi de' nostri secoli, sieno eccitati da una mera curiosità di trasferirsi fra noi per osservarle ocularmente; una fortuita combinazione favorisca i loro disegni, e compia le loro brame; un giorno di venerdì si trovino avere per commensali un ebreo talmudista, un cattolico romano, ed un settatore di Maometto; io non posso usare dei vostri arnesi, farebbe a dire l'ebreo, nè debbo mangiare la carne avanti il cacio, nè condire con questo veruna specie di carnaggio, nè mi è permesso di gustare i vostri cibi, di sorte alcuna, siccome ancora mi è vietato di bere il vino premuto, da coloro che professano una credenza differente da quella che la mia tradizione da lunga serie di anni già trasmise agli avi miei [(99)]: e pregovi di congedarmi avanti che il sole trammonti nell'occaso, giacchè se le festa, del sabato quì mi ritrovasse in tale momento, non solo io commetterei un oltraggiante villanìa di lasciare i miei ospiti celesti scevri di quegli omaggi consueti che sono ad essi meritamente dovuti (ved. [ann. 87.]), ma incorrere altresì io potrei nel grave irremissibile delitto di dovere meco portare il fazzoletto che tengo per mio semplice uso, l'orologio, non meno che il sottile bastone che per mero piacere io porto fra le mie mani ([ann. 72]); ed a me, soggiugnerebbe il cattolico romano è severamente vietato di cibarmi di qualunque siasi carne in questo giorno, poichè in esso fu condannato all'ultimo supplizio il mio Dio; quello è il giorno per me terribile in cui il redentore del mondo terminò fra due ladroni sopra un infame patibolo i giorni suoi; ad una sì lugubre commemorazione io sono in dovere di consecrare quest'astinenza durante l'intero periodo della mia vite, e tutto ciò che da voi, e da me si opera fedelmente riferire io debbo all'orecchio di colui che l'arbitro depositario degli arcani del mio cuore, e l'assoluto direttore delle mia coscienza, può a suo piacere cancellare ogni mia colpa, confessandola ad esso, e ad un tempo medesimo rendermi il più venturoso fra i mortali, ovvero condannarmi inevitabilmente a gemere ne' cupi abissi dell'inferno, ommettendo di eseguirlo [(100)]; ed io, conchiuderebbe finalmente il musulmano, sarei per tutti i secoli dannato, se volessi bere del vino, o vi ascoltassi parlare di scienza di morale, e di buon senso, mentre io debbo essere astemio tutto il corso della mia vita, e marcire nell'ignoranza tutto il tempo ch'essa dura [(101)], e siccome in questo giorno io debbo celebrare l'ascensione al cielo del mio sommo Profeta [(102)], associarmi non posso nel vostro conciliabolo profano a meno di non rendermi indegno della ricompensa che mi ha esso garantita, qual è quella di farmi godere nell'altra vita i soavi amplessi delle più avvenenti femmine del mondo, preparate per eterna delizia de' giusti entro un vastissimo serraglio, nelle incontaminate regioni celesti, o di cui Dio è l'arbitro disponitore, e Maometto il soprastante [(103)].
Dopo tuttociò, quale giudizio farebbero essi mai questi tre saggi delle varie opinioni dei loro tre Commensali? Che direbbero essi mai della superstizione del primo? cosa opinerebbero della credulità del secondo, e quale orrore concepirebbero essi mai del ministero infame che l'ignoranza dell'ultimo attribuisce stolidamente al Supremo Creatore dell'Universo?
Ma lasciamo pure all'insensato Dervigi le brighe impotenti di giustificare la sua orrida insania, ed a settatori di Pietro gl'inutili sforzi pure lasciamo, di palliare i loro intimi sentimenti; indarno tenteremmo noi di disingannarli entrambi, mentre nè con l'uno, nè con gli altri non ci sarebbe permesso giammai di avere ragione; e le nostre ponderate ricerche arrestiamo unicamente su' delusi Israeliti Talmudisti, i quali più di ogni altra setta debbono quì richiamare le nostre più assidue cure, ed essenzialmente preoccuparci.
Non per tanto, se il fautore Talmudista nudare volesse l'illusoria credenza che lo attrae dopo sedici, e più secoli, da tutti quegli ornati mostruosi che sotto lo specioso carattere di utili ripari (benchè per loro stessi oltremodo frali pur troppo, e insussistenti) gli si fece sempre, e ovunque rispettare come sacri, e inviolabili, e di cui sì enormemente essa trovasi aggravata [(104)]: Se con intima persuasione del proprio inganno ei cercasse il mezzo il più pronto e il più sicuro di emendarsene, spezzando risolutamente il talismano fatale della menzogna, che lo rendeva per lo passato incapace di eseguirlo; se annientando tutte le appendici mistiche, e paradossali, che lo fecero comparire fino ad ora sì odioso, e degno di commiserazione alla mente perspicace del filosofo illuminato, e distruggono i pregj che la esimia sua credenza in se medesimo racchiude, egli soltanto si attaccasse all'utile, al puro, al salutare; se da tutto questo, dico, prescindendo, esponesse loro l'ebreo, che la vera sua religione solo consiste nell'ingenua credenza indefettibile dell'Essere Supremo, unico, eterno, incommutabile che punisce l'uomo perverso, e ricompensa il saggio, che un tale premio, ed una tal pena (sebbene comprendere giammai noi non possiamo cosa l'uno, o l'altro sia, nè come si compiano entrambi) sono riserbate unicamente dopo le morte ad un essere infinitamente superiore al corpo umano; a cui sopravvivere dovrà perpetuamente perchè semplice, non suscettibile di morte, e intelligente; nell'amore integro di tutti coloro che appartengono alla nostra specie, nell'obbedienza, e sommissione alle leggi civili che governano lo stato in cui esso vive, e finalmente nell'esercizio assiduo, e costante di una sana morale: quindi tutto ciò che a tali essenzialissimi principj che costituiscono la base fondamentale della primitiva religione dell'ebreo si aggiugne, altro non è che il mero effetto dell'umano traviamento da cui furono un tempo all'eccesso predominate certe menti entusiastiche e stravaganti, a scapito del credulo, e troppo scaltramente sedotto popolo d'Israel.
Rapiti questi benemeriti filosofi allora dall'intensa possanza di tali eccelse idee, attoniti restando delle sublimi verità edificanti comprese nel dettaglio analitico che loro si fece, come potrebbero essi mai di preposito deliberato dissimulare di non riconoscere nella religione del vero Israelita la chiara impronta uniforme di quella professata da essi medesimi; come supporre infine, senza delirio, che ricusare essi volessero il pieno suffragio loro concorde, ad una sì ammirabile credenza che riconoscerebbero in massima essere la loro, cotanto identica a' sacri dettami della filosofia, della nature, della ragione? Infatti qual'era mai per se stessa la base radicale dove propriamente sostenevasi la credenza di entrambi questi due filosofi di Atene, e dove mai fondava il filosofo Chinese quella dell'intimo suo Culto? [(105)] Se prescindere vogliamo da ciò che sia propriamente sistema filosofico, che ogni creatore, o institutore di nuova setta scientifica, immaginare volea il suo, in nulla, o in poco differiva certamente il loro credere da quello che veggiamo istituito da Mosè nel Pentateuco; astraendo però, nel modo che abbiamo fatto tutte quelle ordinanze, o prescrizioni che imposte furono da questo legislatore agli ebrei della sua età, che oggi terrebbero del soverchio, o dell'inutile.
Non avvi alcuno che ignori a quale prezzo aggravante Socrate acquistasse il sublime piacere d'istruire l'ingratissima sua patria, dell'esistenza indelebile del Dio di verità, e la soddisfazione di renderla edatta della scienza la più esimia, la più utile, e la più importante per il genere umano [(106)].
E chi mai fra tutti gli uomini scienziati dell'antichità, si è in alcun tempo elevato col pensiere fino alla contemplazione dello stesso Autore Supremo della natura, e dell'anima umana, con maggiore successo di quello che i fasti filosofici concordi ci narrano di Platone? Non abbiamo che applicarci assiduamente nel suo ammirabile Timeo, oltre le tante altre sue produzioni metafisiche, e contemplative, per restarne convinti, e sorpresi ad un'istante [(107)].
E quale morale potrà essere giammai posta al confronto con quella che Confucio introdusse fra i Chinesi, quali instruzioni più dotte, più salutari di quelle che questo popolo apprese da sì venerabile maestro, che da oltre venti secoli non cessa di rispettarlo come tale, ed essergli riconoscente come suo benefattore? [(108)]