Da un confronto sì esatto, e sì uniforme in ogni parte, chi non vedrebbe mai resultare quella pura fondamentale religione, la sola oltremodo necessaria, e indispensabile all'Ente ragionevole sulla terra, già da esso conosciuta, e praticata col più felice successo per tanti secoli nella vetusta età della sue specie? E quale altra mai fuori di questa, per confessione unanime di tutti i popoli era la credenza dell'antico Israelismo, non escludendo Mosè che ne fu il promulgatore? Ma le illuse generazioni che ne successero nulla premurose di conservarla, corsero per elleno medesime a precipitarsi nel baratro funesto della più grossolana superstizione e di una stupida ignoranza in cui la loro macchinale credulità dovea, senza scampo inconsideratamente trascinarle. Quindi senza lesione della verità conchiudere illativamente quì si potrebbe che se la religione dei primi benemeriti patriarchi del Popolo d'Israel è vera, quella che professano gli ebrei moderni è nella massima sua parte opposta a quella diametralmente, e in conseguenza apocrifa, e assurda, e ciò per le tante valide ragioni da noi opportunamente riportate, e per le molte altre che ci si offriranno nel progresso delle nostre osservazioni; ma tale è pur troppo la condizione deplorabile dell'uomo, come lo riflette un pensatore filosofo, che il vero non gli è sempre vantaggioso, ed i lumi della ragione non furono in tutti i tempi sufficienti abbastanza, nè, quanto è d'uopo, efficaci a rischiarare le dense tenebre nelle quali esso vive per folle arbitrio, miseramente sepolto.
[(95)] tali sono appunto gli stravaganti riflessi che dettero adito in ogni tempo alla temeraria miscredenza di alcuni pensatori liberi, onde conchiudere assurdamente che i principj su' quali si fonda la religione (tuttochè da' sani filosofi giudicati, e riconosciuti sempre incontrastabili), altro non sono che ipotesi azzardate, immaginate dall'ignoranza, propalate dalla credulità, adottate dalla speranza, e venerate dal timore: Les uns, aggiugne Montagne, font à croire au monde qu'ils croient ce qu'ils ne croient pas, les autres en plus grand nombre se le font à croire à eux mêmes, ne sachant pas pénétrer ce que c'est que croire. Ess. IV.
[(96)] Si consultino le tradizioni di tutti i popoli che conosciamo, si percorrino quelle ad una, ad una minutamente, quale bene ci mostreranno avere esse recato agli uomini che possa, in qualche parte almeno, ricompensarci degl'innumerabili mali che ci hanno le medesime in tante guise differenti, e in ogni tempo cagionati sopra la terra? Ma ci faranno esse vedere come accesero per tutto le fiaccole dell'intolleranza, come hanno empiute crudelmente ovunque le pianure di cadaveri, abbeverate le campagne di sangue umano, incendiate le Città devastati gl'Imperi, senza che abbiano renduti mai gli uomini più umani; nè più saggi, nè migliori: La bontà de' medesimi è l'opera unicamente di una pura morale, o d'una vera Religione.
[(97)] Se prescindere vogliamo un solo istante dalle follie deplorabili che le numerose tradizioni de' popoli gentili hanno fino a noi tramandate, a che si ridurrebbero mai senza di quelle tutte le immense pratiche, o cerimonie delle sette che ci si offrono a' tempi odierni? Quelle dell'Israelismo furono, a tempo debito, da noi evidentemente contraddistinte; e quelle coltivate dalle altre, senza dubbio, a poca cosa. Ma ciò che reca stupore si è di vedere, come tutte le nazioni, senza eccettuarne alcuna, vanno esattamente concordi, e nel deciso fervore con cui ciascuna di esse pretende fare valere la sua, e nella sorgente incontaminata dalla quale vogliono tutte farle direttamente scaturire.
Per altro, io ricercherei di proposito a tutti questi settarj, come pervenire a provare quale fra queste tradizioni potrà dirsi giustamente la vera, in mezzo alle moltiplici contraddizioni ch'esse ci offrono insieme, ed alla ripugnanza che ogni popolo dimostra costantemente per le tradizioni di un altro popolo? Le nove incarnazioni di Wistnou sono religione nelle Indie, e favola in Pietroburgo; l'Eucaristia, è un sacramento presso i Cristiani, è un idolatria in Costantinopoli, nella guisa che le gesta di Maometto venerate da' Musulmani come altrettante intuizioni divine, sono riguardate da' Seguaci di Cristo, come l'effetto dell'impostura, e dell'insania; e tuttociò finalmente che gli altri popoli apprezzano come sacro, e inviolabile, è dagli ebrei riguardato come degno di abominio, e di esecrazione; nella guisa che una gran parte degli usi, e cerimonie religiose praticate da questi, persuasi che procedino dallo spirito santo, o dal portentoso Batkol, di cui fu già da noi parlato altrove, formano l'oggetto dell'improperio, e della derisione degli altri popoli.
Or in mezzo a tante fluttuanti opinioni, sostenute da ogni parte col più fervido entusiasmo, come mai rintracciare la meno assurda, la più ovvia, la migliore? Per altro, il servigio il più rimarcabile che rendere si potrebbe a tutti i popoli dell'universo, quello sarebbe, senza dubbio, di fare ed essi conoscere l'illusione, e il nocumento delle loro stravaganti opinioni a tale riguardo, ma niuno fino ad ora ci ha pensato giammai, e sembra che nè pure vi abbia avuta l'idea d'intraprenderlo, nè il coraggio sufficiente di eseguirlo.