[(98)] Lucrezio ha detto, è ormai venti, e più secoli, che tutto il genere umano, fino da' suoi tempi, era oppresso miseramente sotto la soma lacerante della superstizione:

Humana ante oculos fœde cum jacere,

In terris oppressa gravi sub Religione. L. I. v. 63. 64.

Che direbbe mai Lucrezio, se risorgere ei potesse a' tempi nostri? Molti l'hanno parimente ripetuto con eguale veemenza, dopo di lui; infiniti altri benemeriti scrittori se ne lagnano ancora; ma frattanto esistere si mirano tuttavia ovunque, e la superstizione, e i suoi detestabili fautori.

[(99)] Tutti questi, ed altri sì fatti deplorabili smarrimenti de' quali fu da vari secoli suscettibile il popolo Ebreo, come osservammo, possono datare dall'Era lacrimevole delle propalazione delle tradizionali follìe di cui si ebbe la scaltrezza d'imbevere lo spirito umano, delineandogliele come altrettante prescrizioni divine, l'esatta osservanza delle quali rendevasi assolutamente indispensabile all'eterna salute d'Israel, nella guisa medesima che la trasgressione lo ridurrebbe periclitante, senza scampo, vittima delle più orribili calamità, e di un perpetuo infortunio.

Dopo tutto ciò stupiremo ancora di vedere accreditare, ed ammettere con tanta venerazione dagli uomini tali mostruosi principj? Agevole riesce di far credere agli uomini ciò che lusinga il loro amor proprio, ed alimenta i pregiudizj di cui sono imbevuti.

[(100)] Non è che nel secolo XII. che il dogma della Confessione auriculare fu introdotta fra i settatori papisti da Innocenzo III. nel Concilio Lateranese IV. l'anno 1213. Ma ciò che dee sembrare oltremodo straordinario alle menti illuminate si è, l'osservare con quale accanito fervore è essa ovunque praticata laddove il Clero perviene ad acquistare un ascendente quasi assoluto sullo spirito abbacinato degli uomini, come appunto succedere miriamo in Ispagna, in Portogallo, ed in Italia, malgrado che i primi padri del Cristianesimo combattessero apertamente l'uso di siffatta confessione, e non ostante che Ambrogio, Crisostomo, e Basilio fra quelli ne fossero d'accordo sì avversi, esortando i penitenti a confessare le loro colpe al solo Dio che può correggerle, ed annientarle, e non già di palesarle agli uomini, i quali altro non sanno che stordirli con minaccie, o puerili timori senza recare loro fintanto alcuna specie di antidoto nè di conforto (Ved homil. 31 in Hebr. homil. de Pœnit. T. V homil. de Laz. T. V. p. 81.)

E se Agostino interroghiamo, lo udiremo ripetere: Quid mihi est enim cum hominibus ut audiant Confessiones meas, quasi ipsi Sanaturi sint omnes languores meos? Confes. Lib. 10. Cap. 3. e lo stesso Agostino, in altro luogo, (Serm. II. sopra il Salmo 31.) aggiugne: Pronuntiabo adversum me injustitias meas domino (si osservi che non dice già agli uomini) & tu remisisti impietatem cordis mei.