Ecco finalmente come da un confine all'altro del globo tutti i suoi abitatori, senza forse eccettuarne alcuno hanno piegata la cervice sotto il giogo ignominioso del fanatismo. Confucio è forse il solo fra tutti i Legislatori antichi, che abusato non abbia della credulità de' suoi Chinesi.

[(156)] Le sole sacre pagine sono l'unico, ed il più solido appoggio che noi abbiamo per autenticare con qualche fondamento, la verità de' miracoli; esse ci offrono ad ogni tratto lo riprove le più convincenti della certezza de' medesimi; ma siccome i miscredenti non fanno un gran caso delle scritture, non si saprebbe a qual efficace partito appigliarsi per confonderli: quindi è che noi non abbiamo che limitarci a credere, e a desiderare ch'essi credano con quella medesima sommissione che noi crediamo.

[(157)] Infatti l'ignoranza della quale parliamo ci trascina sovente nel baratro degli smarrimenti i più pericolosi, ed i più materiali; quante volte si è veduto, e mirasi tuttodì prendere dal volgo per miracoli i fenomeni della natura i più triviali, ed anche il risultato dell'esperimento di qualche scienza? La chimica curiosa ha delle trasmutazioni, detonazioni, esplosioni, fosfori, pirofori, combustibili, terremoti, ed infinite altre supposte meraviglie da fare gelare di stupore il volgo ignaro che le osservasse: Datemi dell'olio di Gajac, con discreta dose di spirito di nitro, ed io vi faccio de' prodigi sorprendenti, diceva l'eloquente Wolston.

Non v'ha che le gesta meravigliose che possano fare credere le cose che hanno l'apparenza di soprannaturali, mentre questo non potranno essere giammai a sufficienza contestate dalla sola testimonianza degli uomini. Jesué, e tutta la di lui armata crederono,

d'accordo, che il Sole si arrestasse in Gabaon, perchè (come giustamente lo riflette un dotto fisico moderno) ignoravasi generalmente a que' tempi, che la grandine di cui l'atmosfera trovasi pregna potea fare allora una refrazione de' raggi del Sole assai maggiore dell'ordinario: Jsaia non conosceva la natura de' parelj, allorch'egli sosteneva ad Ezechia che il Sole avea retrogradato nel quadrante della Corte. Non era mai possibile allora di avere solo che una certezza morale di tuttociò che asserivano i Divinizzatori, ed i Profeti, come certo, e dimostrato, atteso che i segni naturali erano del tutto generalmente sconosciuti. Per quanti secoli si è riguardato l'Iride nel mondo come un vero miracolo, avanti che la fisica c'istruisse delle proprietà intrinseche della luce, e prime che si fosse pervenuti a conoscere, che le semplici refrazioni, e reflessioni de' raggi del Sole nelle goccie sferiche di pioggia formavano unicamente questo vago fenomeno? Non più che soli due secoli da noi distante non si vide annoverare fra i prodigi gli ecclissi, e le apparizioni delle Comete? (Bayle Pens. sur la Com.) Gli storici che hanno scritto in que' tempi ne fanno delle descrizioni sì terribili, e sì ampollose che se noi fossimo ignari della natura di simili fenomeni, dovremmo impallidire leggendo ciò ch'essi ne dicono. Il vero si è che da quando si ha l'immaginazione alterata da fantasmi, e da chimere, più non si scorge negli oggetti che ci percuotono niente di ordinario, nè di comune: tutto diventa straordinario, grande, e sorprendente.

Or per disingannarci di tali grossolani errori, che denigrano oltremodo la dignità dell'uomo, non abbiamo che studiare diligentemente il Codice ammirabile della natura, e noi resteremo allora sorpresi dalle infinite risorse ch'ella ci offre, e ad un tempo medesimo convinti delle tante mostruose illusioni colle quali noi sembravamo un giorno inseparabilmente collegati; ma la base fondamentale delle nostre ponderate asserzioni non è già quì solo che noi possiamo rinvenirla; io mi dispongo a metterla nel più chiaro giorno, mediante le dimostrazioni evidenti che mi emergerà di fare sopra questo soggetto nella progressione del presente Capitolo.

[(158)] Tutti i religionarj, a qualunque setta che appartengono, sostengono unanimi che Dio non permetterà giammai, che l'uomo profano faccia de' miracoli, ad oggetto di rendere più accreditati i propri errori. Tale è per se stesso il principio generale su di cui ogni religione si appoggia per rigettare i miracoli vantati da un'altra setta differente, e fare solo valere quelli che la medesima decanta; ma con quali mezzi pervenire a conoscere in simile caso il vero miracolo da quello che non lo è, come fra i tanti che ogni popolo si fabbrica, e di cui non solo gli ebrei, ed i Cattolici ma tutto il gentilesimo n'è pieno, come, dico, potremo noi giugnere a discernere il divino, dal diabolico, il sacro dal profano? A quale spinoso imbarazzo non ci esporrebbe mai un semplice confronto? Mosè percuotendo un sasso colla sua verga ne fa scaturire una sorgente di acqua viva (Exod. Cap. 18. v. 5) Maometto, per quanto assicurano i suoi Settarj, faceva stillare l'acqua dalla estremità delle proprie sue dita (Echell. Ist. P. III. Cap. 20) Bacco ha operato il medesimo prodigio mediante la supposta virtù del suo tirso (Diod. Sicu. L. IV. Nonn. Dion. Plin. Lib. XIV, e tutti i mitologici). Jesuè arresta il sole in Gabaon (Giud. Cap. X. v. 12), presso i Pagani si fa parimenti arrestare quest'Astro, e retrogradare per non essere testimonio dell'azione orribile di Astrea, contro i figli di Tieste suo fratello (Hist. Poet. Bann. Dict. art. Astrée); ed il Cristianesimo pretende che il Sole siasi pure arrestato nel suo corso (conforme l'opinione astronomica di que' tempi) l'anno 1547, in favore di Carlo V., per dare alla sua armata il tempo di sconfiggere il Duca di Sassonia, e le falangi Protestanti (Maimb. Hist. du Luther. T. II. pag. 164). Eliseo resuscitò un bambino morto, sanò un infermo di Lebbra (Reg. II. Cap. 4 e 5) S. Giovanni asserisce che Cristo resuscitò Lazzaro, e vari altri dopo morti, sanò degli ammalati; Filostrato ci assicura che Apollonio Tianeo, non solo resuscitò una fanciulla morta il medesimo giorno de' di lei sponsali, ma che si resuscitò egli stesso (Phil. in vit. Apoll.) E quante malattie credute disperate non guarirono Esculapio, Ippocrate, Galeno, ed Apollonio medesimo? Chi inclinasse d'innoltrarsi vieppiù in simile confronto, non ha che percorrere assiduamente Tucidide, Tito Livio, Plinio, Tacito, Valerio Massimo, Suetonio, e alcuni altri.