Ma io non finirei sì tosto, se tutti riportare io quì dovessi gl'innumerabili altri straordinari prodigi che servono di appoggio a tutte le sette odierne, e che posti al confronto con quelli che ci offre l'intero paganesimo, si troverebbero in valore equivalenti, benchè in numero di gran lunga inferiori.

Or quale dunque di questi, replico, avrà mai per assoluta sua causa immediata l'Essere Supremo che adoriamo, e quale avrà tratta primitiva sorgente dalle altre indicare cause più comuni, e secondarie? Questo è il gran problema più di ogni altro interessante che sarebbe oltremodo necessario di sciogliere cautamente onde confondere, e ammutolire i filosofi increduli i quali appoggiati alle loro scienze esperimentate, osano insieme tutti rigettarli ciecamente, persuasi di poterne ritrovare le cagioni efficienti o nell'arte raffinata, ovvero nella natura; ma questo sarà sempre mai un arcano impenetrabile per il volgo, di cui la tradizione gli comanda di credere senza esame, di abdicare alla ragione, di condiscendere, e tremare.

[(159)] Allorchè gli autori antichi parlarono di un miracolo (come giustamente riflette l'illuminato autore della Philosophie du Bon sens T. I. Reflex. I. p. 65) attribuendogli qualche avvenimento considerabile, sarebbe da desiderarsi ch'essi avessero sviluppato in quale guisa era stato il medesimo prodotto, indagando se un simile fatto era accaduto in seguito di una causa soprannaturale, ovvero mediante una ordinaria, e regolare, cagionata dall'idea, e dall'impressione di un miracolo sullo spirito ammaliato de' popoli. Ad alcuni, per altro è sembrato che molti di essi non abbiano presa cura di compilare tanti prodigj, che o affine di rendere le loro Istorie più rispettabili, o ad oggetto di uniformarsi ai tempi ne' quali erano essi cotanto in voga fra le nazioni, siccome fecero Erodoto, Tito Livio, e vari altri i quali ritrovando le Istorie precedenti piene di sì fatte estraordinarie visioni, essi non avrebbero potuto sopprimere le loro, senza scandalizzare i popoli che non erano meno superstiziosi a' loro tempi di ciò che lo fossero quelli de' secoli antecedenti; si potrebbero sopra tale proposito asserire con un profondo Inglese che: The mistakes of our ancestors are the rising of ours: and the ours will increase those of our Children (Bolingbroek).

Presso che tutti gl'Istorici delle Nazioni che conosciamo sono pieni di puerilità, e di pie chimere, le quali renderanno sempre mai le loro opere in questa parte spregevoli alle menti illuminate. Gli scrittori che ci hanno trasmesse le Istorie delle crociate (come lo rimarca il testè preallegato autore), le hanno riempiute di tanti miracoli sì opposti alla ragione, che si può riguardare come inutile di mostrarne la falsità e il ridicolo: i popoli che viveano in que' secoli aveano lo spirito abbacinato talmente d'incantesimi, di prodigj, di sortilegj, e di supposti miracoli, che anche gli uomini più accreditati, che facevano in quelle epoche l'ammirazione dell'universo, e la testimonianza de' quali è riguardata con tanto rispetto, non hanno potuto resistervi, non ebbero forza bastante per garantirsene: quindi è che Platone, Appiano, Pausania, Plutarco, Cicerone, Porfirio, Jamblico, Sozima, Procopio, Diogene Laerzio, ed un gran numero considerabile di altri uomini scienziati, si sentirono tutti attrarre invincibilmente, dal meraviglioso per quelli; tutti, o furono d'accordo testimonj oculari di gesta prodigiose, od appresero da altri a raccontarle.

[(160)] Fu sovente rimarcato da qualche genio insigne, che l'uomo appena comincia a contrarre l'abitudine del raziocinio, e della riflessione, perviene agevolmente a disingannarsi della tradizione, a conoscerne gli assurdi, a scoprine le stravaganze; è appunto perciò probabilmente che coloro i quali ebbero un interesse di perpetuare sopra la terra fra gli uomini i malefici prestigj della tradizione, non seppero come meglio riuscirci che imponendo un eterno silenzio agli stimoli della ragione, condannandoli come perniciosi oltremodo alla salute dell'uomo, e per conseguenza indegni di un anima religiosa, la quale è, secondo loro, in dovere di tutto credere macchinalmente alla rinfusa.

[(161)] Chi spignere volesse la propria curiosità fino a verificare la genuina verità di tutto quanto è stato da noi fin quì esposto non ha che percorrere Palladio, Sulpizio Severo, Mabillon (vita di S. Bernardo) Le gesta de' P. P. del Deserto, il gesuita Gazée (Pia hilaria); Le conformità di S. Francesco con G. Cristo, e molte altre istoriette di tale natura, ed caso vi ritroverà soggetto di che conchiudere fremendo, che que' menzionati filosofi nostri accaniti avversari (sebbene riprovabili sempre a questo solo riguardo) non aveano certamente tutto il torto di sostenere, che le leggende di questi nuovi operatori di miracoli, debbono fare per se stesse revocare in dubbio una gran parte di ciò che si avea scritto degli antichi. Si dirà pur troppo che i Talmudisti hanno accreditate delle favole mostruose, ma soggetti non ci appariscono per certo a quei vaneggiamenti di spirito che ci fanno raccapricciare in quelle; ed io oserei, per ultimo, insistere colla più ferma persuasione, che vi sono più inezie, e più assurdi nella sola vita di S. Maria Alacoke ed in quella di S. Vincenzo Ferrerio, che in tutte le opere immense de' rabbini dell'Israelismo, checchè ne abbondino quelle in profusione.

Egli è così che molti riscaldati entusiasti lusingati di sostenere in tale guisa la religione della quale si fanno essi i sostegni, e i difensori, porgono le armi fra le mani degli avversarj che vogliono attaccarla.