[(70)] Si vuole che una fazione qualunque prenda radicalmente possanza, e vigore fra gli uomini? Non v'ha, per riuscirvi, altro mezzo che perseguitarla. Senza i massacri della S. Bartolomeo, e de' vespri Siciliani le riforme di Lutero, e di Calvino conterebbero a' nostri giorni pochi proseliti nel mondo; e gli scritti di Voltaire, di Elvezio, di Montesquieu, e di tanti altri, avrebbero trovati uno scarso numero di acquirenti, sarebbero stati letti da pochi, se non fossero stati proibiti, condannati e abbruciati da tribunali, da parlamenti, da Inquisizioni. Tale è il destino delle cose umane; la privazione fomenta il desiderio, siccome la pienezza genera l'indifferenza, e sovente l'avversione. Questo non è già il solo de' mali che le prosecuzioni cagionano alla specie umana; esse producono sempre, o l'ipocrisia o il fanatismo, o per meglio dire l'uno, e l'altro nel tempo medesimo: come l'uomo sarebb'esso mai in sicurezza, circondato da tali orribili mostri? Oltre a ciò essa porta la tristezza ne' Cuori la quale si converte poscia in una malincolia epidemica; malattia più pericolosa in un clima che in un altro ma che lo è per tutto. Alcuna specie di persecuzione non irrita questo male come la persecuzione religiosa che lo fa degenerare in mania, e in fanatismo, per che nè la miseria, nè l'oscurità, nè la virtù nè i talenti possono garantirci da si fatta persecuzione, e le Leggi, (come lo riflette dottamente Montesquieu) il rifugio dell'innocenza sono ciò che l'innocenza ha sovente il più da temere: Il n'y a point de plus cruelle tirannie que celle que l'on exerce à l'ombre des Lois, & avec les couleurs de la Justice, lorsqu'on va, pour ainsi dire, noyer des malheureux sur la planche même sur la quelle ils s’étaient sauvés. Montesq. Grand des Rom. Chap. 14.)
[(71)] Se i popoli della terra si fossero consecrati per tempo con un animo integro alla ricerca della pura, e vera religione per esercitarla qual essa è, questa avrebbe in ogni tempo formata la loro più sicura, e perenne felicità; ma indifferenti per il loro proprio giovamento: essi hanno d'accordo follemente supposto di ritrovarlo nella pratica delle più insensate superstizioni, che ne rappresentarono il carattere, e tenere ne fecero le veci, e la condizione dell'uomo frattanto si si rese così di giorno in giorno peggiore on peut dire (ci lasciò scritto un pensatore illustre) que le genre humain s'est fait plus de maux par sa superstition, que tous les déluges, & tous les embrassemens de la terre n'ont été capable de lui en faire; questa è una verità che l'esperienza ci dimostra pur troppo ad ogn'istante; la natura si è riparata, ma lo spirito umano non lo è mai stato, per ch'esso ha da se medesimo alimentata una piaga della quale ha renduta la guarigione incurabile.
[(72)] Ben lungi, dice Lattanzio, dal marcare i riguardi che sono dovuti alla religione con uno zelo snaturato con cui si è per tante volte ferocemente tentato di costringere alcuno ad abbracciare la credenza di un altro popolo, non si fa che trasgredirla, imbrattarla, e disonorarla enormemente: si sanguine, si tormentis, si malo religionem deffendere velis, jam non deffendetur illa, sed polluetur, & violabitur. Latt. Lib. X. Justit. C. 20. E presso di noi si vide per tante volte porre in sistema la violenza, la crudeltà, e l'inganno, come fu già da noi diffusamente rimarcato, per accrescere de' proseliti a quella medesima comunione, di cui lo stesso Lattanzio sforzavasi di correggere le massime, e i costumi.
[(73)] Non avvi devoto il quale seguendo il suo detestabile temperamento o non abomini, o non oltraggi, o non riguardi con occhio d'insultante commiserazione i fautori d'una setta differente dalla sua. La Religione così detta dominante (la quale non è infatti che quella del sovrano, e delle armate) quante volte ne' secoli barbari specialmente, ha fatto ella sentire la di lei assoluta superiorità di un modo non meno crudele che ingiurioso alle sette più avvilite, e le più deboli? Ed oggi ancora ogni nazione, qualunque popolo della terra, non si reputa esso il solo amico, il solo protetto, e favorito del Dio dell'universo ad esclusione di tutti gli altri? E per fare valere questo preteso favore, si allarmano ferocemente tutti d'accordo; perseguitano, e sono perseguitati; il Cattolico romano inferisce trucemente contro tutti coloro che tali non lo sono, mentre che questi è sotto il Cielo musulmano oppresso, e trattato da giumento, la stessa sorte può aspettarsi un calvinista in Roma, siccome di un papista in paese protestante.
[(74)] Ciò che dee sembrare molto straordinario si è riconoscere per isperienza che queste orribili scene non si videro suscitare giammai fra i filosofi, che il mondo volgarmente denomina Deisti; ma esse si mirano altresì rinnovare bene di frequente fra coloro che baldanzosi arrogansi l'esimio attributo di veri credenti per eccellenza: Ma quale diversità enorme fra la truce maniera di credere degli uni, ed il sacro ponderato sistema di osservanza degli altri! un filosofo è quello che dice a Dio: io vi adoro, io seguito la vostra volontà eterna, e che non cessa di ripetere al Russo, al Chinese, al musulmano: io vi amo come esseri simili a me: un settario poi è quello che crede non potere altrimenti servire l'Essere Supremo, e adorarlo che massacrando i suoi simili, e che arrogante dice ad un altr'uomo, o pensa come io penso, o che io ti uccido. Da questa rimarcabile opposizione di sentimenti agevole ci riuscirà il decidere quale di entrambi questi individui sia il più pernicioso alla società, il più degno dell'abominio e dell'esecrazione universale.