Cap. IX.

L'Avvilimento a cui soggiacque il Popolo d'Israel per tanti secoli nel mondo non deesi ripetere che da due sole cagioni: 1º. dalla sua soverchia compiacenza nella di lui cattività: 2º. dalle ingiuste Leggi che l'opprimevano in mille guise differenti, affine di prendere un barbaro pretesto di depravarlo.

Deux obstacles (dice un erudito anonimo) presqu'également invincibles s'opposent au bonheur de l'homme; son ignorance qui le place où il n'est pas; sa faiblesse qui l'empêche de l'aller trouver où il est.

Infatti non è egli appunto questo lo stato dell'Israelita gemente sotto la soma aggravante de' pregiudizj suoi, e de' suoi ceppi, non li abbraccia esso entrambi? Lo spirito del giudaismo infetto miseramente da fantasmi spaventevoli, e diretto da uomini interessati a perpetuare la sua ignoranza, le sue debolezze, i suoi timori, come in tale infelice situazione avrebb'egli giammai potuto fare qualche progresso, come aspirare, con fondamento, a divenire più saggio, più libero e migliore? Costretto a vegetare nella sua stupidità primitiva di cui lo stesso David, e i Profeti lo rimproverano sovente; quale meraviglia, quale meraviglia, se l'ebreo fu, e restò sempre un fanciullo senza esperienza, uno schiavo senza coraggio, uno stupido che paventa di contrarre l'abitudine del raziocinio, e che sottrarsi giammai egli non seppe dall'orrido labirinto in cui lo avevano fatto smarrire gl'ingannati suoi predecessori? Egli è creduto astretto a gemere in perpetuo sotto il giogo ferale de' suoi Talmudisti che per altro canale ei non conobbe che per l'influenza de' suoi rabbini; questi dopo averlo, per così dire, manettato co' lacci indissolubili dell'opinione si sono renduti i suoi arbitri dominatori, che fecero in seguito, quale automata macchinale, gestire, risolvere, e pensare a loro capriccio. Quindi è che l'ebreo miseramente infatuato delle più bizzarre opinioni, più non riconobbe se stesso, dubitò delle sue proprie facoltà intellettuali, si diffidò dell'esperienza, paventò la verità, sdegnò la sua ragione, e l'abbandonò per seguire ciecamente le visioni tradizionali da esso lui riguardate come altrettante intenzioni discese prodigiosamente dalle impenetrabili regioni della Divinità. In tale guisa dunque l'ebreo condotto sempre da schiavo delle stravaganti opinioni altrui, non dee recare dunque sorpresa se in ogni tempo, e ovunque desso ne portò sempre i vizi, ed il Carattere. Ecco propriamente la vera, e l'unica sorgente fatale della prima causa assegnata all'avvilimento, ed alla corruzione de' Costumi del popolo d'Israel [(75)].

Or tutto cospirando pertinacemente fino ad ora a rendere l'individuo Israelita sempre più indifferente nella sua cecità, a perpetuare il suo infortunio, ed a confermarlo nel tumulto de' suoi propri smarrimenti, illuso da' suoi rabbini, pervertito da' suoi simili, soggiogato dalle infamanti catene dell'Intolleranza de' suoi tiranni, come mai la depravazione de' suoi costumi potea non essere la conseguenza immediata, fino a rendere le sue laceranti calamità ognora più abituali, e quasi ancora necessarie, e indispensabili [(76)]?

E dunque così che a tale orribile stato ridotto in vece di condurre lo sguardo sulle cause naturali, e visibili della proprie sue miserie, questo popolo attribuiva unicamente il loro concorso alla conseguenza immediata della sua Cattività, esso offriva al Cielo i fervidi suoi voti per impetrarne l'estremo termine senza potere accorgersi giammai, che quelli non erano realmente dovuti che alla sua propria smodata credulità, alla superstizione de' suoi venerati conduttori, alla alla follia di una gran parte delle sue instituzioni, alla stravaganza de' suoi usi, agl'insensati prestigj de' quali era ogn'individuo Israelita radicalmente imbevuto fino dalle fascie, alla confidenza cieca ch'essa riponeva interamente ne' prodigj, tutto aspettando da' medesimi colla massima freddezza, anche in mezzo a più pronti, e rovinosi pericoli, e nulla dalle sue facoltà, dal suo valore che reputava un delitto d'averne, o dalle sue cognizioni, e da' suoi lumi, che non curavasi mai di acquistare [(77)]. Se l'ebreo avesse riempito di buon ora lo spirito di vere, giuste, e metodiche idee; se cultivata si avesse per tempo la sua ragione, se foss'egli stato diretto da uomini interessati di stirpare i suoi pregiudizj, e d'illuminarlo, esso gionto sarebbe omai a conoscere la cagione primaria de' suoi mali senza avere avuto bisogno d'opporre al torrente de' medesimi la barriera impotente della sua cattività. Chi non riconoscerebbe da tutto ciò la causa positiva, e incontrastabile dell'avvilimento d'Israel, nel modo che aggiugnendo que' barbari trattamenti che alcune spietate leggi facevano esercitare contro d'esso in tutto il mondo, chi non rileverebbe gli altri genuini motivi della triste degradazione alla quale il medesimo soggiacque dopo una sì lunga, ed una sì complicata rivoluzione di secoli? Per quante parti, non si è da quelle tentato mille volte di combatterlo, di umiliarlo, se non di sradicare onninamente dalla terra finanche il nome, e la reminiscenza di questo popolo? Vi fu egli mai strage, o tormento di cui fatta ei non ne fosse la vittima, delitto di cui non foss'egli imputato, o disonoranti mancanze che non gli venissero malignamente attribuite [(78)]? Prescindendo dalle feroci costituzioni alle quali resero gli ebrei soggetti la Spagna, e il Portogallo, ed i terribili roghi che la truce Inquisizione di tali stati avea eretti per distruggerli senza commiserazione, senza ritegno, le tiranniche leggi de' Visigoti non tendevano esse parimenti allo sterminio universale di questo popolo ed all'annientamento radicale della sua religione, nella guisa medesima che quella di tanti stati altri avevano per solo scopo di ridurlo agli estremi della miseria ed alla più spregevole abbiezione [(79)].

Che diremo noi di quelle Leggi, non saprei se dettate da mente umana, oppure se da spirito diabolico create, le quali garantivano l'assoluta impunità a chiunque si fosse fatto l'assassino, o l'aggressore d'un ebreo [(80)]? Sono questi forse i principj salutari che insinua la Legge di grazia? Per quanto a me sia noto, G. Cristo non gli ha mai consecrati; si ha un bel ripeterci che Ecclesia nescit sanguinem, mentre oltre che tutto ciò resta smentito da infiniti monumenti che ci fanno raccapricciare[;] non è ella in ogni senso un illusione condannabile di sostenere, che la chiesa non ha temperato per tante volte le proprie sue mani nel sangue di coloro specialmente che ne erano separati [(81)], quando essa fece armare in mille incontri il braccio secolare per la severa punizione di coloro che avea già essa crudelmente condannati [(82)]? E allora quando questi fieri tormenti non so per quale rara sconosciuta clemenza loro erano risparmiati, non si faceva supplire la lingua nelle pubbliche tribune? E là che colle diatribe le più mordaci e co' più insultanti sermoni udivasi rappresentare l'ebreo, come la più spregevole delle creature terrigene, degna del vilipendio universale, astrignendolo ancora ad intervenirvi con sua stessa presenza, udire freddamente, acquiescerle, e confermarle [(83)]: è la che l'eco tramandava la massima perniciosa, e antisociale del Vescovo d'Hippona, che spoliare si debbono gli eretici de' loro beni, giacchè tutto ciò ch'essi hanno non non è che illegittimamente posseduto. È sopra que' pergami finalmente dove miravasi Crisostomo spignere ad un eccesso tale il suo livore contro la sinagoga ebrea, fino a proferire che desse erano case di dissolutezze, altrettanti ricetti di bestie feroci, e il domicilio de' demonj (Chrysost. Adv. Jud. Homel. 1. pag. 391. Homel. 3. p. 439). È questi forse il linguaggio edificante che dee tenere un Dottore della Chiesa, un pastore de' popoli? Quale forsennato potrebbe mai agitare un proposito di questo più stravagante, nè più insano?

In seguito di un quadro sì affliggente vi sarà egli chi ricerchi la seconda cagione dell'avvilimento d'Israel, ovvero chi si sorprenda di vedere questo popolo persistere tutta via negli stessi travviamenti di spirito de' secoli barbari decorsi? E come avrebbe potuto mai non discendere l'ebreo alla più umiliante prostituzione, come poteva esso mai non dedicarsi al lucro anche illecito qualche volta, ed all'usura, s'era comunque considerato come non suscettibile di morale nè di virtù, se per tutto eragli interdetto qualunque mezzo d'onesta sussistenza? Ridotto sempre ad errare quale forsennato da una in altra provincia, ovvero a battere l'uno, e l'altro mare ad oggetto di procacciarsela; riguardato per tutto incapace di possedere de' beni stabili, e di fruire di qualunque siasi pubblico impiego; esso era necessariamente costretto a disperdersi, profugo, e ramingo da regione in regione, da uno in altro Cielo, senza potere fissare giammai in alcun paese un domicilio permanente per mancanza di potere, di lumi e d'appoggio; fu allora che l'arte del Commercio da qualche tempo negligentata, e vilipesa dalla massima parte dell'Europa, divenne per gli ebrei la più fondata, la più opima, e l'unica risorsa, ne' tempi specialmente in cui a tutt'altro pensavasi fuori che al Commercio ed essendo questi allora i soli a professarlo, essi si arricchirono considerabilmente senza gran pena; ed ecco il momento in cui l'invidia spiegò il suo recondito veleno contro questi sventurati, trattandoli da usuraj, da truffatori, da infami, senza considerare i moltiplici vantaggi rimarcabili ch'essi avevano procurati alle nazioni le quali avessero inclinato ad imitarli nell'esercizio di un arte sì onorifica, e sì lucrosa [(84)]. I sovrani di que' barbari tempi non osando frugare nelle casse de' propri loro sudditi, sia che trattenuti venissero dal timore di allarmarli, o disgustarli, sia che arrestati fossero da qualche altro disegno, riserbato solo ad essi, non esitarono di mettere alla tortura gli ebrei ch'essi non riguardavano nè come sudditi, nè come Cittadini, or senza inoltrare di soverchia le nostre opprimenti ricerche ad un tale riguardo, è da credersi di proposito, che ciò che professarono gli ebrei nell'Inghilterra può somministrarci un idea presso che certa delle crudeli vessazioni che i medesimi provarono in altri stati [(85)]: aggiungasi a tutto ciò gli stravaganti pregiudizj che concorsero per infinite volte nel mondo, colle Leggi atroci da noi testè riportate, tutte in massima tendenti a vieppiù aggravare la loro sorte, ed invece di recarci stupore l'avvilimento, e la desolazione del popolo ebreo, dovremo a più fondata ragione meravigliarci, come possa esistere ancora in sembianza umana un solo individuo di questo sventurato lignaggio sulla superficie della terra [(86)]. Voltaire ha rimarcato più volte sensatamente che l'espulsione fatta si sovente degli ebrei da quasi tutti gli stati del mondo, non è servito che a maggiormente diramarli per tutte le Città, e le province dell'universo.

Tale è, senza ombra di dubbio, la vera, o piuttosto l'unica sorgente dell'umiliazione degradante del Popolo d'Israel, e della depravazione generale de' suoi costumi: ma siccome non meno l'una che l'altra non è che (nella guisa che fu da noi testè chiaramente dimostrato) l'opera o delle tiranniche insensate Leggi alle quali fu quel popolo molte volte soggetto, o del fanatismo brutale di certe nazioni fra le quali ei visse; così dalle prime sole dipende arrestarne il progresso fatale dell'una, riducendole più eque, più filosofiche, più sagge, identiche a quelle che servono di norma, di freno, e di sostegno agli altri sudditi dello stato, nella guisa medesima che alle ultime concerne unicamente il sanare l'ebreo dalla corruzione del suo spirito, spoliandosi elleno le prime di quegl'insani pregiudizj da' quali sono esse medesime orribilmente predominate; tanto è questa una verità senza eccezione, quanto che noi ci disponghiamo a renderla più evidentemente dimostrata cogli esempi memorabili di tanti uomini celebri che si fecero sempre distinguere in ogni ramo di coltura fra gli ebrei per tutto dove le Leggi provvide, ed umane loro accordarono una patria, e considerati furono da' popoli come Cittadini capaci di meritarla ad ogni riguardo, non meno per zelo, che per talenti e per saggi Costumi.