[(75)] Non si può negare che la misera condizione a cui si vide soggetta la Nazione d'Israel da tanti secoli fino ad ora, non fosse tale per ogni ragione, da ridurla a quello stato di avvilimento dove soggiacque in tante guise differenti, e ovunque; ma ciò che ha molto contribuito a renderla sempre peggiore, si è lo stravagante sentimento che ha questo popolo in sempre ogni tempo nutrito, di riguardare le sue sofferenze come un tributo espiatorio in alleviamento di tutte quelle peripezie che la tradizione lo minaccia di dovere necessariamente soffrire, fino all'epoca memorabile da esso lui attesa colla più sommessa rassegnazione, nella quale per la via di segnalati prodigj esso confida di vedere finalmente trasformare la sua sorte, e porre l'estremo termine alle sue Calamitose peripezie, ed alle sue pene.

[(76)] Un certo Rabbino fanatico, e visionario, capo di piccola Comunità di ebrei d'uno de' paesi del Piemonte dopo alcuni anni di servizio in tale qualità fece un giorno convocare i capi rappresentanti questo Corpo, ad oggetto di domandare loro il congedo, aducendo per motivo che i suoi principj religiosi non gli permettevano di abitare più a lungo in un paese dove l'individuo Israelita fosse risparmiato dal גלות (galuth), cioè cattività, o persecuzione di altri Cittadini, rendendosi questa come necessaria, ed essenziale allo stato di esilio in cui ritrovasi questo popolo dal di lui vetusto suolo di promissione, e che sifatto galuth venivagli a mancare in quel paese soggetto alle sozze intolleranti Leggi della Francia. Quell'infelice gregge che soddisfatto mostravasi del servizio di simile pastore, e di cui avrebbe troppo rincresciuta la perdita, non seppe ritrovare altro mezzo per distoglierlo da sì strana risoluzione, che eccitare un incirconciso devoto, e folle al pari di esso, a proferire contro del medesimo delle ingiurie e delle villanie fino a farlo vergognosamente fuggire, e ritrarsi nel recinto della sua nazione. Ciò che essendo stato dal medesimo eseguito l'accennato rabbino se ne ritornò contento in grembo a' suoi, i quali lo posseggono anche attualmente a sì vilissimo prezzo. Si può spignere più oltre l'imbecillità, e il delirio umano!

[(77)] Un popolo, dice sensatamente Mably, sarebbe per ogni parte soggiogato da quando esso più non cura di difendersi contro gli stranieri che vengono ad attaccarlo fino entro i suoi propri recinti, come seguì appunto al popolo ebreo il quale assalito fino entro le porte del tempio di Gerusalem da Pompeo, si lasciò massacrare piuttosto che difendersi, indotto dal ridicolo pregiudizio, che essendo quello giorno di sabato, non era permesso di fare la benchè minima operazione che alterasse il riposo consecrato ad un tale giorno; e così quegl'infelici preferirono di rimirare con indolenza il barbaro saccheggio del tempio, unitamente alla città, e così rendersi vittime del furore inesorabile di un possente nemico, alla difesa di essi medesimi de' propri diritti, e delle loro sostanze.

[(78)] I nemici dell'ebraismo vanamente lusingati di palliare agli occhi del mondo illuminato le accanite persecuzioni, e gli oltraggi proditorj co' quali i medesimi procedevano incessantemente a danno di esso, s'immaginavano riuscirvi facendo tenere le veci di ragione alle calunnie più nere, e le più insultanti; ora imputandoli di negromanzia, ora d'immolare de' fanciulli cristiani; quì di avvelenare sorgenti, colà di calpestare le immagini, altrove di bestemmiare cristo, e la vergine, e per tutto miravasi fare di ogni sforzo per espellerli dalle Città, dalle provincie, non lasciandoli rientrare che mediante le più onerose imposizioni, e nel tempo medesimo che in qualche territorio erano essi tollerati a si fatte umilianti condizioni, si facevano distinguere dagli altri abitanti colle marche dell'infamia, e della prostituzione: tale era dunque, pur troppo, lo stato eccessivamente deplorabile a cui ridotti per lungo tratto di tempo si videro sopra la terra fra i popoli miseri avanzi della prosapia d'Israel.

[(79)] Di tutte le leggi detestabili che si prefissero la totale perdizione del giudaismo, non ve n'a forse alcuna che con maggior sforzo tendesse a compiere questo perfido sanguinario disegno di quelle de' Visigoti (ved. Leg. Wisigoth. Lib. XII. T. 2. e 3. e in Georigis. Corp. Jur. Germ. aut. 2155. e seg.). Infatti quali trame restavano mai della religione degli ebrei, togliendo loro l'osservanza del sabato, e quella di tutte le altre feste; vietando loro di contrarre matrimonio secondo il rito mosaico, e di regolare il loro cibo, conforme lo spirito, e le prescrizioni di questo Culto, e sopprimendo loro ancora il rito essenziale della Circoncisione? Tali erano gli ordini comandati da queste Leggi esecrabili (Ibid. Lib. XII. Tit. 2. Lib VIII. Tit. 7.) e le pene ordinate contro i trasgressori di queste Leggi, erano o l'ultimo Capitale supplizio, il quale dovea essere inflitto da medesimi ebrei, o la lapidazione, o l'atroce condanna di essere abbruciato vivo. Quelle provocate da' Papi erano alla verità meno crudeli, ma spregevoli del pari, mentre desse gli dichiaravano del tutto incapaci di rendere testimonianza in giustizia, e di essere rivestiti d'impieghi pubblici (Can. X. De Judæis, & Heret.). Le altre varie Leggi che non gli tiranneggiavano a questo eccesso, gli riducevano all'orlo dell'indigenza, e della disperazione cogli aggravi enormi che loro erano imposti i quali di gran lunga eccedevano sovente l'ammontare delle loro stesse facoltà, e ritrovando qualche renitenza dalla parte dell'infelice Contribuente, passavasi allora, senza ritegno alle più inumane procedure, ad oggetto di sortirne più agevolmente il bramato detestabile intento. (ved. la seg. annot.)