[(103)] Per quanto ci rapportano tutti i viaggiatori i più accreditati, non v'ha in tutta l'estensione degli stati Maomettani un solo musulmano distinto, sia per impieghi pubblici, sia per i titoli, o per ricchezza, che non tenga uno, due, ed anche un maggior numero di ebrei al suo servizio, o nella qualità di segretario, o di economo, o di direttore, o di medico, o di chirurgo, o di finanziere; tanta è la buona fede che i Turchi hanno generalmente parlando, negli ebrei, che coloro fra i medesimi che hanno del talento per gli affari politici pervengono ad occupare i primi ranghi qualificati nelle Corte orientali; ed i Principi confidano loro bene di frequente le ingerenze le più luminose, e le più importanti dello stato, come seguì appunto a Pacheco cui l'Imperatore di Marocco destinò Ambasciatore nelle Provincie unite nel Secolo 16. (mis. de Bar. Hist. univ. Juiv.), ed a tanti altri, benchè gli ebrei sieno in corpo esposti sovente ad ogni sorta di avarie, come lo sono i Cristiani Greci specialmente i quali vivono soggetti al dominio Maomettano.
[(104)] Tale è il carattere detestabile di entrambe queste superstiziose Nazioni; ma esse non sono già le sole per altro, nella Cristianità a procedere in tal foggia verso i Catecumeni ebrei; v'ha fin anche de' popoli i quali dopo di avere, come dimostrammo altrove, ferocemente usata ogni violenza, ed ogni frode per attirare de' proseliti ebrei a' fonti battezzimali, gli abbandonano in seguito all'inedia, all'avvilimento, all'ignominia, rigettandogli come più spregevoli degli esseri, insultandogli sovente, e non curandogli giammai: infatti quanti ve n'ha di questi che ridotti agli estremi della disperazione, sono astretti a mendicare laceri, e famelici per le pubbliche contrade, o una miserabile moneta che non è appena sufficiente per impedir loro di morire, ovvero un tozzo di pane muffito, e nero, che non avrebbero voluto, essendo ebrei, porgerlo ad un loro simile per timore di nuocerlo. Sono questi forse i vantaggi che ritraggono coloro che si abbandonano alla fede? Così dunque ricompensa la chiesa romana gl'iniziati ne' suoi mistici arcani!
[(105)] Noi attribuiamo sovente alla natura delle cose, dice un critico moderno, alle quali vogliamo con la forza delle Leggi provvedere, ciò che deriva da' mezzi che s'impiegano per ottenere il fine propostosi. Quindi è per che sì di frequente si fanno Leggi pessime, e insofficienti, e che per conseguenza non si arriva a conseguire il fine, che ha avuto in mira il Legislatore, e per ciò assurdamente si opina non essere possibile riescire nell'impresa. In varie parti di mondo si sono fatte delle Leggi relativamente agli ebrei; ma siccome poche fra queste ebbero per iscopo il meglioramento di essi, si giunse follemente a conchiudere che non ne erano capaci, e che inutili per tale oggetto riuscivano le Leggi: quale insana deduzione! Proscriveteasi dalla società, grida Mirabeau, ogni distinzione avvilente per essi, apriteasi loro tutte le vie di sussistenze, e di acquisti, facciansi delle Leggi che gl'incoraggischino a dedicarsi alle arti, ed a' Mestieri, ed alle scienze, che gli pongano, e gli mantengano in possesso di tutti i diritti di Cittadini, e bentosto questa Costituzione equa gli porrà nella classe de' membri i più utili allo stato, e riconosceretemo allora come queste Leggi utili, e salutari per elleno medesimi rimedieranno, ad un tratto, a tutti que' mali che loro si ...... sono fatti, ed alle mancanze, delle quali furono essi costretti a rendersi colpevoli: cette nation a reçu de la nature comme toute autre la faculté de devenir la meilleure et plus heureuse & c'est une entreprise favorable à l'humanité ordonnée par la Justice, invoquée par une saine politique, d'améliorer sa situation (Esprit de mirab. T. II. Lib. IX. Phil.)
[(106)] L'una di queste Leggi delle quali parliamo fa chiaramente vedere che gli ebrei erano sparsi negli stati di questo Principe, che comprendevano una parte della Provenza, il vivarese, il Delfinato, la Savoja, il Lionese, il Ducato di Borgogna, la franca contea, e la Svizzera. Fa duopo credere che essi fossero in gran numero nella massima parte delle Città di questo Regno, il quale avea per capitale il Paese di Vienna, poichè lo scopo essenziale di questa Legge, che verosimilmente apparire ci potrebbe alquanto rigorosa era di reprimere gli inconvenienti gravi risultanti dalle questioni religiose che si suscitavano assai di frequente fra essi, ed i Cristiani (ved. Lex Burgund. add. Tit. XV. in Cad. Leg. antiq. p. 305.)
[(107)] Gli onori de' quali furono gli ebrei colmati sotto questi due monarchi sono inesprimibili, siccome anche l'ascendente che alcuni individui di quella nazione acquistarono sull'animo de' medesimi, pare al di là del verosimile. Un ebreo chiamato Isaak seppe sì bene cattivarsi la confidenza del primo di que' menzionati Principi, che questi lo destinò per accompagnare i Conti Lautfrid, e Sigismondo, che mandò in ambasciata al Califfo Alrashid, il quale regnava in Gerusalem Asia con molto maggiore fasto, e splendore, di c[iò] che dominasse in occidente il più formidabile Principe cristiano di que' tempi (Chron. orient. p. 57.) Ma siccome i due Ambasciatori cristiani morirono in Cammino, Isaak evase con molta intelligenza da per se solo l'importante commissione affidata a' medesimi. Questi ricevè in detta corte tutti gli onori che erano dovuti al suo Carattere, ed esso ne partì ricolmo di magnifici doni per Carlo Magno (ved. Elmarc. Ist. Saracen. Lib. 2. Cap. 6. p. 112. E Abulfar. Ist. Dynast. p. 150.)
Il credito degli ebrei si accrebbe considerabilmente sotto il Regno di Luigi il Buono, figlio, e successore di Carlo Magno; egli non cessava di testificare a' medesimi delle marche di sua benevolenza in loro favore. I Cortigiani stessi non cessavano di ricercare con trasporto la loro amicizia, reputando un onore sommo il possederla: essi dicevano altamente che bisognava rispettare la posterità degli antichi patriarchi, si raccomandavano alle loro preghiere, e riconoscevano con eguale rispetto il medesimo loro Legislatore. Le femmine ebree partecipavano delle Liberalità stesse di cui erano fregiate le Principesse del sangue e le dame le più qualificate della corte, le quali mandavano elleno de' Cospicui abbigliamenti, e delle ricche suppellettili. Una si potente protezione fece risorgere considerabilmente quel popolo il quale era stato all'eccesso avvilito ne' secoli precedenti (Agob. Epist. ad Nibr. p. 105.)