[(109)] Da tutte queste calamitose peripezie (da noi già per tante volte descritte nel corso di quest'opera e partitamente rimarcate quanto era duopo nella nostra [ Introduzione Preliminare]) gli ebrei traggono dalla loro parte un soggetto di gloria, di trionfo, e di esultazione, e sostengono sempre colla più insistente asseveranza, che la loro Nazione è il cuore dell'universo, volendo forse inferire con ciò essere la prima, per che la più antica di tutte quante adorarono sulla terra il Dio di Verità: Israelitæ inter populos sunt instar Cordis ad reliqua membra (ved. Buxtorf. in Lib. Cuzarj).

Essi appoggiano questa ferma persuasione sopra ciò che è loro assicurato dal Profeta Amos, ed anche da vari altri che Dio non conosce ch'essi fra tutti i popoli della terra, e che a cagione appunto di simile preferenza egli non cessa di reprimere i difetti de' medesimi e di emendare i loro travviamenti col mezzo delle tante sofferenze delle quali sono essi da sì lungo tempo le vittime. E in tanto alimentati da simile illusorio conforto un secolo vedea succedere l'altro, e la desolazione d'Israel succedevasi con esso parimenti ognor più crudele, e sempre più disperata.

[(110)] A fronte delle innumerabili tormentose oppressioni sotto le quali ha in ogni tempo gemuto, come lo abbiamo per tante volte dimostrato, la sventurata stirpe d'Israel, per altro, rimanere si vide sempre fedele alla Religione de' suoi vetusti Patriarchi fondatori; ad onta parimenti de' supplizj, de' roghi, delle confische, e delle apostoliche torture che ne fecero per tante volte nel mondo uno strazio crudele, ciò nulla ostante quel popolo offre anche attualmente lo spettacolo commovente, e incomprensibile alla mente dell'uomo di una immobile colonna superstite all'impetuoso torrente de' secoli; e se la primitiva origine di questa Nazione (siccome lo rimarca sensatamente un oratore insigne dell'Assemblea degl'Israeliti convocata in Parigi l'anno 1806) risale all'antichissima culla del genere umano, sembra che le sue reliquie debbano conservarsi fino al giorno dell'estrema sua Consumazione.

[(111)] Per molto che abbiano ponderatamente dissertato le penne anche le più classiche, e le più scienziate, ad oggetto di pervenire a conoscere la vera positiva sorgente d'un odio talmente inveterato, e sì antico, quale è quello che tutte le nazioni del mondo, senza eccettuarne forse alcuna, hanno sempre nutrito concordemente contro gli ebrei, niuno ha mai saputo dare fino ad ora delle ragioni verosimili almeno se non certe.

Io, per altro, senza risalire col pensiero fino ai tempi da noi troppo lontani, m'indurrei di proposito ad opinare che questo miserabile astio universale, che per quanto apparisce dalla scrittura medesima può datare dal primitivo stabilimento del Giudaismo, non debba in origine conoscere che due sole genuine cagioni; la prima si è quel disprezzo fermo, e deciso, che l'individuo Israelita ha ognora, e per tutto manifestato, per gl'idoli, o pagodi, gli Dei, e semidei conosciuti e adorati da tutti gli altri popoli del mondo antico: la seconda poi si è quella ridicola primazia (di cui parlammo nella nostra [ Introduzione]) che la Comunione d'Israel pretese fare in ogni tempo valere preferibilmente a qualunque altra nazione dell'universo, ciò che sempre la rese isolata da tutte queste, e alimentò una perpetua vicendevole antipatia fra di esse.

[(112)] Se nella quantità considerabile de' Regnanti, che la Storia di ogni secolo del mondo ci addita avere di tanto in tanto dominato sopra la terra, se ne annovera di quelli che n'erano pur troppo affatto indegni, essa per compenso ce ne mostra così pure degli altri, nell'animo de' quali era una volta riuscito alla Ragione di fissare la sua fede, alla giustizia il suo tempio, alla clemenza il suo sostegno, e dove la filosofia era gionta a penetrare i suoi raggi benefici per illuminarli, e fare ad essi conoscere in ogni senso i veri loro interessi. Mercè l'opportuno soccorso di tali provvidi lumi, essi pervennero a comprendere chiaramente, che un Re non saprebbe essere ingiusto co' popoli ad esso lui subordinati, senza essere nel tempo medesimo il tiranno contro se stesso per che tutti i mali dello stato si rendono ad esso necessariamente personali.