Divisione di quest'Assemblea in Concilio Politico, o Civile, ed in sinodo, o Gran sanhedrim. Origine, e progresso di questo Tribunale presso gli antichi ebrei; quali fossero l'Autorità, la giurisdizione, e i requisiti del Grand Sanhedrim.

L'Alta missione affidata dal magnanimo sovrano delle Gallie, e dell'Italia a questo ragguardevole Consesso, tutto che in superior grado ammirabile per se stessa, nulla di meno acquistata non avrebbe giammai si facilmente presso la totalità dell'Israelismo quella formalità imponente, e religiosa che il bisogno urgente per se stesso esigeva, se fosse stata esaurita solo da quello. Le soluzioni applicate agli articoli indirizzati dalla Cesarea Maestà Reale all'assemblea degl'Israeliti (e di che sarà da noi ragionato quanto è duopo nel progresso di quest'opera) dovevano essere convertite in altrettante decisioni dottrinali, affine di fare elleno prendere il carattere autorevole che era necessario per condurle al proposto disegno salutare, e farne quindi produrre risultati vantaggiosi che l'augusto Protettore si prefiggeva: ciò che non avrebbe potuto per alcun mezzo effettuarsi dalla sola prima assemblea nel modo che allora era la medesima Costituita.

Or per deliberare dunque in un emergenza di tale guisa importante, non vi volea meno di quella previdente saggezza, che è sì omogenea all'acume immutabile di un Napoleone le di cui auguste mire paterne non avendo per oggetto la sola civilizzazione politica dell'immensa famiglia d'Israel (nella guisa ch'egli stesso rese conscia l'Assemblea per l'organo de' Commissari delegati da esso a questo oggetto) ma la perfetta ripristinazione ancora dell'antico suo Culto, alterato enormemente e renduto oggi deforme, siccome ad esuberanza fu da noi opportunamente dimostrato, da tante inutili parafrasi, e allegorie stravaganti; così piacque ad esso risalire fino all'epoca distinta in cui la Nazione tutta d'Israel era diretta onninamente da un tribunale dotto, e venerabile che decideva i suoi destini, che formava il suo più luminoso decoro, e che cadde, e si disciolse insieme col tempo. E questo rinomato Sinedrio che risorgere ei fece con distinta comparsa nel Centro della sua vasta capitale, affine di rendere a quel popolo il servigio importante di migliorare la di lui sorte, illuminarlo intorno i suoi veri interessi, e fissare sopra basi permanenti, ed inconcusse un metodico infallibile nuovo sistema di credenza, sulle traccie medesime uniformi di quella che trasmessa venne da Mosè a' suoi posteri; e sebbene a tanta impresa edificante non siasi tutta via completamente pervenuti (come sarà da noi successivamente rimarcato) nulla ostante non si ommise dalla prima assemblea di esaurire con ogni acume ed esattezza possibile quanto era stato alla medesima richiesto dal Benefico Sovrano che l'avea fatta convocare, dal momento della di lei installazione seguita il 26. Lug. 1806. fino alla sua totale dissoluzione accaduta ne' primi giorni di febb. 1807 colla promozione del Gran sanhedrim che fu a quella immediatamente sostituito, ad oggetto di triturare, e sanzionare più autorevolmente, come si disse, quelle materie le quali erano già state antecedentemente discusse, ed agitate dalla prima assemblea; e in ciò questo pure vi è riuscito mirabilmente; e quanto fu operato da esso, durante la di lui permanenza di un intero bimestre, corrispose in qualche parte l'aspettazione di tutto il mondo, e soddisfece nel ad un tempo medesimo le brame salutari del sensibile Monarca promotore.

Tali sono dunque i fondati motivi di sifatta Divisione in sinodo religioso, ed in Assemblea politica. Ma avanti di passare al detaglio analitico delle operazioni di entrambe queste rispettabili Adunanze, ci veggiamo costretti di arrestarci qualche breve momento sul proposito del Sanhedrim, affine di potere rinvenire colla maggiore chiarezza che ci sarà possibile l'origine sua, e le sue principali attribuzioni per tutta l'estensione della Giudea, essendo questo un tribunale che a molti differenti riguardi, tutti del pari utili, che interessanti, merita di essere ampliamente conosciuto, ed è questo appunto lo scopo nostro del momento.

Gli ebrei, d'accordo uniti a vari critici accreditati (Goesii, Pilatus Judex animadvers. p 4. 6, e 14. Suren. in misnah. Tit. Sanhedrim Pref. Brunus de Bened. XIV XII. Patriar. p. 82. ferrand. Réflex sur la Relig chret T. II. p. 26.) fanno rapportare l'origine del sanhedrim fino a Mosè il quale (siccome abbiamo dalla scrittura) oppresso dall'enorme affluenza delle controversie che erano al medesimo portate incessantemente da tutto il popolo domandò di essere sgravato da una soma che di gran lunga eccedeva le sue forze per sostenerla; fu allora che Dio gli Commise commise di dividere questo peso con 70. Senili scelti dal popolo, e che desso animò del suo Spirito Divino (Exod. C. v. ) ciò che fu dal medesimo tosto eseguito. Ecco infatti il più valido appoggio che produrre si possa in favore dell'antichità del Sanhedrim, senza che altri monumenti ce ne restino per comprovarla.

Or l'inferire dell'esposto l'epoca originaria del Magistrato di cui parliamo, sembrami lo stesso che volersi prefiggere di non provarla, mentre dalla medesima scrittura troppo chiaro si comprende che quello più non esisteva ne' tempi che successero la morte di Mosè, ne' quali essa ci mostra che il popolo era governato allora, e diretto da Jesuè con assoluta autorità, e non accadeva che negli affari della massima urgenza, che questi consultava qualche volta gli anziani del popolo, o i padri delle tribù (Jes. Cap. XXII. v. 14.), i quali non erano già fissati in consiglio permanente, come lo pretendono taluni, ma riserbati, come si disse, per i soli casi d'importanza, ed alle ultimate diffinizioni di questi il ConsiglioConsesso era disciolto, ed i consiglieri congedati.

Però tacendo quì le altre moltiplici opinioni, che cospirano univoche al medesimo disegno, e che non giova quì annoverare, mi sembrerebbe più consentaneo alla ragione di ripetere l'origine del sanhedrim da' tempi di Alessandro il Macedone, e tanto più si ha fondato motivo di presumerlo, se si riflette che il nome stesso che quello porta, è senza contrasto, derivato dalla greca etimologia Zanedron, che significa consesso, cioè a dire, adunanza di persone sedute. E niente di più naturale di ciò che i Greci abbiano potuto dare luogo a sì fatto stabilimento, essendo essi in que' tempi assoluti padroni della Giudea (Suren. Pref. ad Misnah T. IV. Tit. Sanhedrim.). Quindi è che l'assunto si rende molto imbarazzante per coloro che pretendono ritrovare la sorgente certa, e primitiva di sifatto Consiglio ne' primi secoli della chiesa giudaica, in cui il dialetto greco era del tutto sconosciuto [(116)].

Ma non per tante moltissime riprove appariscono concorrere, d'altronde, ad assicurarci che un tale consiglio non possa essere stato istituito che da Giuda, o da Gionata al tempo di Macabei, benchè l'opinione la più generalmente adottata, come l'Istoria de' Macabei chiaro lo significa (Macab. I. Cap. 5. V. 16.) pare che spieghisi per l'ultimo.

Or passando sopra alle varie obbiezioni che si agitano contro i differenti sentimenti riportati sul proposito di questo Magistrato, noi possiamo con qualche fondamento conchiudere che a soli Macabei debbasi l'origine del suo stabilimento, e la nostra asserzione prenderà una maggiore consistenza, se coll'Istoria di questo popolo alla mano ci faremo a ponderare con Basnage, il bisogno urgente in cui esso era in que' tempi di un senato capace di guidarlo, di sostenerlo, e di rappresentarne il corpo in tutta la sua totalità [(117)].

In quanto poi alle qualità che distinguevano i membri componenti questo rinomato consesso, si osserva che il medesimo era composto di ecclesiastici, e di Laici i quali riconoscevano per capo, o presidente il sovrano sacrificatore che era denominato נשיא (Nassì) Principe, a cui sostituivasi un assessore il quale veniva contraddistinto col carattere di —אב בת דין (Av-Bet-Din) Padre della casa di giustizia. Gli scribi tenevano il primo rango nell'Assemblea, come i più versati nell'intelligenza della Legge, il solo requisito necessario per aspirarvi meritamente. Non aggregavasi giammai a questo Corpo venerabile, se non quegl'individui, i costumi de' quali erano esperimentati irreprensibili, e la professione assai onorifica (misn. Tratt. De Syned. Sect. III. p. 221. T. IV.). I giuocatori gli usuraj, gli eunuchi, e coloro che vivevano sulla disgrazia degli altri erano vilmente rigettati, tutto che avessero in gran copia le cognizioni necessarie per esservi aggregati [(118)].