Per ciò che riguarda il vero motivo per cui si chiamassero quelle acque amare, vari, e disparati sono i sentimenti de' Rabbini per giugnere ad indagare donde mai procedesse l'amarezza letale delle medesime; alcuni vollero che vi si mischiasse dell'assenzio, il quale dava elleno questo attoscato gusto (Wagenseil in Sothà p. 284.); ma il Nahmanide assicura ch'esse non cominciassero a divenire tali per mero effetto di prodigio, che nella stessa bocca delle femmine colpevoli.
[(126)] A fronte di tutti quegli scrupoli severi che gl'Israeliti antichi dimostravano per la relazione cogli stranieri, noi veggiamo frattanto che il loro allontanamento non era già per tutti gli stranieri, benchè questi venissero indifferentemente annoverati da essi nella categoria di גוים (goim) che significa gentili; quelli che dessi dovevano sfuggire erano sole in vero le nazioni maledette discese da Canaan, che Dio avea loro comandato di sterminare, prescindendo dalle quali, gl'Israeliti potevano anche accoppiarsi in matrimonio con tutti gli altri popoli, siccome dalla nostra assemblea è saggiamente rimarcato, e tanto è ciò vero, quanto che Mosè sposò una Madianita; Booz è lodato, per avere sposato Ruth Moabita; la madre di Assalon era figliola del re di Gessur; Amassi era figliuolo di un Ismaelita, e di Abigail sorella di David; Salomone stesso sposò la figliuola del Re di Egitto, anche fino dal principio del suo Regno in cui esso era più caro a Dio, ed allora quando la scrittura sembra biasimare i di lui accoppiamenti colle femmine straniere; ciò non si rapporta che alle sole Cananee dal medesimo sposate le quali seppero sedurlo al segno, fino a farli dimenticare il Divino Culto de' suoi avi, per correre presso gl'idoli, e i simulacri delle idolatre nazioni.
[(127)] L'imperatore Costanzo ha pubblicato una Legge colla quale condannava esso alla pena di morte qualunque ebreo il quale avesse sposato una femmina cristiana (ved. Cod. Theod. Lib. 6. p. 233.) ed il secondo Concilio di Orleans vietò sotto pena di scomunica queste sorti di matrimonj che riprovava la notabile differenza delle due Religioni, ed ordinò la separazione delle due Religioni, ed ordinò la separazione immediata delle persone che gli avevano contratti (ved. Concil. Aurelian II. Car. 19. pag. 1782.)
[(128)] Il primo dovere che impongono i Rabbini alle femmine ebree che si destinano al matrimonio si è quello di recidersi tutti i capelli della testa il giorno avanti le loro nozze; i medesimi aducono per sufficiente ragione che essendo la chioma nelle femmine uno degli ornamenti i più seducenti per l'uomo, questi potrebbe, a senno loro esserne attirato assai più facilmente di ciò che lo sarebbe, se quella ne fosse priva, e quindi cadere nel delitto di adulterio. Un secondo dovere che con non meno impegno del precedente è prescritto da' Talmudisti alle femmine ebree si è quello di allontanarsi per un certo dato spazio di tempo da' rispettivi loro consorti, sì tosto che il primo atto matrimoniale è consumato avvertendogli non essere loro permesso cinque giorni per alcun mese di toccare elleno nè pure un dito nè sedere appresso di essa, nè mangiare nello stesso piatto, nè bere nel medesimo bicchiere, ed avanti di congiugnersi nuovamente co' loro mariti esse debbono tuffarsi entro di un bagno espresso per tale oggetto, e l'immersione sarebbe inefficace in mente de' Rabbini, se desse portassero soltanto un piccolo anello, che impedisse l'acqua di penetrare in qualunque parte del loro Corpo, giacchè bisogna che esse restino lavate dall'estremità de' piedi fino alla sommità della testa; v'ha per sino delle guardie che survegliano, e che presedono sopra questa sorta de' bagni, affine di vedere se la donna è interamente coperta di acqua; e quanti altri doveri di tal fatta non sono imposti da' Rabbini con eguale rigore a questo scopo, tanto per rapporto al Lampadario del sabato, quanto allo sgombro del formento dalle case avanti la pasqua delle azzime; ed a separare quella porzione di pane lievitato da abbruciarsi che chiamano Halah, per tacere tane altre simili pratiche, delle quali troppo annojante ne riuscirebbe la menzione.
[(129)] Comunque intendere si vogliano unioni di tal fatta, come appunto la grande Assemblea Israelitica dottamente lo riflette nella sua terza soluzione, l'opinione de' talmudisti è, per altro, contraria onninamente alle medesime, nel modo che lo sarebbe, senza dubbio, parimenti quella de' preti nel caso inverso. E dunque per ciò che volendo noi essere attaccati al senso Letterale della Tradizione, dovremo inesclusivamente riguardare questi vincoli come affatto incompatibili con quella, e recalcitranti a tutto ciò che la medesima prescrive ad un tale riguardo, o pure rigettare questa interamente se vogliamo che si fatti Matrimonj corredati vangano di quella validità necessaria per consolidarli, e con tanta più ragione appigliare ci dovremo risolutamente a quest'ultimo partito salutare, quanto che se noi riflettiamo a quelle tante cerimonie religiose che sono in uso attualmente presso gli ebrei talmudisti nell'occasione de' Matrimonj che si contraggono fra di essi, noi vi osserveremo non esservene forse alcuna che sia stata nè prescritta, nè ordinata da Mosè come precetto obbligatorio, e indispensabile, malgrado che come tali si mirino praticate, e mantenute oggi da' medesimi col massimo accanito fervore.