Ma come potrebbe mai questo popolo effettuare tutto ciò per lungo tempo ancora, con felice successo, persistendo tutta via ne' suoi antichi vaneggiamenti tradizionali? Ecco la barriera oltremodo funesta che superare fa duopo senza ritardo, abrogando perpetuamente dall'edificante Religione d'Israel tutto ciò che d'inutile o di assurdo v'intrusero l'ignoranza, e il fanatismo, non ad altro capace che a soffocare il germe salutare, ad oscurarne gli eccelsi, e i veri pregj [(142)].

Per altro, in seguito di quanto venghiamo noi di esporre concernente la Riforma degli abusi del Culto Israelitico, sarebb'egli farne di proposito necessario cred'io di fissare quì una metodica restrizione ancora nelle lunghissime preghiere sacre interminabili usitate quotidianamente da questo popolo, dimostrando ad esso l'inutilità delle medesime, o almeno la poca loro efficacia per lo scopo a cui si pretende farle in massima servire [(143)]: tutte le nazioni pregano Dio; ma i filosofi si rassegnano alla sua volontà eterna e lo obbediscono: se noi non possiamo giugnere a tanto, essendo nazione, e non filosofi, almeno procuriamo di rendere le nostre preghiere più concise, meno monòtone, e riuscire le vedremo allora più energiche, più ovvie, e più meritevoli di essere esaudite dal Dio di verità a cui sono esse dirette. Io non dirò già, come opina Virgilio, che inutili si rendono le preghiere, e che questi non faranno mai cambiare i decreti degli Dei:

Desine fata Deum flecti sperare precando.

Æneid. Lib. 6. v. 376.

Ma che debbasi credere lodevole cosa, e conveniente ad un Divino Culto il passare le 4, le 6. ore, e sovente un intera giornata, a ripetere le ossecrazioni medesime; questo è ciò che approvare non si può da mente sana, senza che la sublimità della Religione vengane lesa ed oscurata [(144)], come veggiamo appunto accadere nel caso nostro dove le preghiere che ugualmente praticare si mirano fra noi, lungi dall'inspirare devozione, e rispetto, producono per la loro prolissità soverchia, la noia nell'intenderle, la stanchezza nel recitarle. Quindi per ovviare a si fatto pernicioso inconveniente, sarebbe dunque oltremodo necessario di ridurre interamente le preghiere usitate dalla sinagoga ebrea ad un numero più ristretto, e più compendioso, allontanando dalle medesime tutte quelle superfluità, o ripetizioni, le quali non so come introdotte a poco a poco fra di esse, e colla successione de' tempi abusivamente passate in consuetudine, e che non tendono ad altro che a renderle più diffuse, e per conseguenza più annojanti, inutili del tutto. In tal modo noi perveniremo agevolmente al grande commendevole scopo, che con tante cure, e fatiche ci siamo noi proposti, qual è quello di rendere il Culto d'Israel degno del nitido fonte salutare da cui ei trasse un giorno la primitiva sua derivazione, abrogando, da colmo a fondo, tutto quanto l'ignoranza, o il fanatismo v'intrusero già di soverchio, d'inutile, o di assurdo a scapito enorme della verità che ne forma la solida eterna base, e della ragione che servì sempre ad esso di guida, e di sostegno.

Questo è l'ostacolo solo che tutta via restavaci a superare, il giogo aggravante è solo questo che rimanevaci a scuotere ancora, onde compiere l'opera perpetuamente memorabile della Rigenerazione del popolo d'Israel; se vincere possiamo l'uno; se riusciamo a liberarci anche dell'altro, la nostra felicità è gionta al colmo, nulla più restaci a desiderare per conservarla: il Culto d'Israel della posterità di Abramo potrà dirsi meritamente allora il più esimio, e il più perfetto di quanti altri mai sieno stati conosciuti, o esercitati dagli uomini sopra la terra; la funesta barriera che odiosamente separava già ne' tempi andati questa nazione da tutte le altre, sarà tolto per sempre, e rinunziando per opera nostra completamente a' suoi inveterati prestigj tradizionali, a' suoi insociabili Costumi, più non si vedrà il popolo ebreo contraddistinto fra di esse nel mondo colle marche dell'avvilimento, e dell'infamia come lo fu pur troppo per sì lungo intervallo di secoli; esse saranno eternamente cancellate dalla reminiscenza delle nazioni le quali divenute così pure dal canto loro meno dedite al fanatismo, più inerenti alla filantropia, e più eque verso di esso, riconosceranno per isperienza che l'individuo Israelita può essere, ad ogni riguardo, suscettibile ancora di virtù, di coltura, e di un illuminato disinganno.

[(140)] Molti hanno ridicolmente supposto che il genere umano di un tempo avesse potuto essere differente dal genere umano di un altro: questo, è un errore che fa duopo assolutamente distruggere dalla fantasia di esseri dotati di ragione. Un breve intervallo di pochi secoli che può comunemente fissarsi fra gli uomini di un'età più lontana, e quelli di un epoca più recente, ha fatto assegnare a vari scrittori delle differenze assai rimarcabili fra gli uni, e gli altri; in ragione della maggiore, o minore lontananza che gli ha separati, senza farsi per altro a riflettere, che se ritrovasi fra essi qualche varietà, questa non può propriamente consistere che nelle poche cognizioni, che possono avere acquistati gli ultimi dopo i primi; ma che d'altronde tanto per riguardo a' sentimenti o a' pregiudizj naturali, quanto per rapporto a tutte quelle idee, che sono quasi identificate collo spirito, ed il carattere genuino di ogni essere pensante, tutti gli individui umani sono stati i medesimi in ogni tempo, lo debbono essere in ogni età, e lo saranno in tutti i secoli del mondo.

[(141)] A più forti ragioni, cosa penserebb'esso mai quel gran politico di un popolo il quale potendo vantare meritamente il culto il più pretto, il più eccelso ed il più sano di quanti altri mai sieno stati in alcun tempo esercitati dagli uomini sopra la terra, riponesse la base della sua credenza nella pratica di varie insulse cerimonie, nell'astinenza di certi cibi (benchè la sacra prescrizione non gli condanni, come fu da noi altrove dimostrato), e nell'osservanza di alcuni riti, che non hanno altro fondamento che l'interesse di coloro che pretendono farli ovunque valere a scapito enorme della vera, e nitida religione, cui ne risente, pur troppo, ad ogni tratto il più grave detrimento, ed abbiezione?