[(15)] Siccome l'abitudine regolarmente si contrae ripetendo le medesime azioni, o rinnovando con frequenza la pratica delle medesime Cose; quindi è che l'anima vi si porta prontamente, e con piacere, di modo che sembra essere quella trascinata verso l'oggetto che la attrae appena ei si presenta, o che s'egli è assente essa lo brama con un trasporto estremo: è per ciò che l'uomo difficilmente perviene a distruggere un abitudine profondamente inveterata nel suo spirito, massime se questa tende al vizio; e quando ancora egli fosse capace d'implorare i soccorsi della ragione per liberarsene, questa si troverebbe nell'impotenza di prenderne parte, atteso i grandi ostacoli ch'essa v'incontrerebbe dalla parte dell'uomo predominato da un'abitudine viziosa.

[(16)] L'inesperienza massima nella quale si ritrovano i fanciulli di questa età, generalmente parlando, gli trascina molto sovente a credere quello appunto che in una età più avanzata essi vorrebbero rigettare per che riconosciuto in ogni parte assurdo, pernicioso, ed opposto interamente alla verità; ma è troppo tardi, e infatti a che mai gioverebbe loro il tentarlo, dopo di essere divenuti le vittime eterne della loro propria imperizia macchinale, e lo scherno fatale della torpida ignoranza di coloro che gli astringono ad imitarli, facendo loro adottare ciecamente tutti que' mostruosi delirj de' quali furono eglino medesimi primi già imbevuti? Quindi è per che questi miseri fanciulli trattenuti dal riguardo ridicolo di non doversi opporre giammai a ciò che fu loro fatto credere ne' primi Anni della loro esistenza, e venerare come fanno da quelli a' quali essi debbono le prime luci vitali, non possono in verun tempo dipartirsi dal tenebroso loro stato primievo, e non giungono a misurare le loro azioni, e i loro pensieri che unicamente sopra un semplice udito dire Quale di questa ritrovare si può mai condizione più deplorabile!

Cap. III.

L'ignoranza di tutto ciò che tende allo sviluppo della ragione che i Rabbini (concordi in questa sola parte con tutti gli altri preti de' Culti che conosciamo) prescrivono come ovvia alla salute dell'anima, allontana gli ebrei dallo studio delle scienze.

Si è osservato in ogni tempo, e si è per reiterate volte ripetuto in varie Lingue che tutta la specie umana è diretta onninamente dalle sole abitudini. Or lo stato dell'educazione (come lo pensano Elvezio, e Mirabeau) altro per se stesso non è che l'arte, o la maniera di fare prendere agli uomini le abitudini adeguate, che si giudicano loro necessarie nelle differenti circostanze alle quali si suppone che possono essere richiamati.

Tanto è ciò vero quanto che veggiamo tutti i legislatori antichi servirsi della sola educazione pubblica, come di un espediente il più ovvio, ed il più efficace a sostenere, e a propalare le loro istituzioni differenti: alcuni di questi, e Licurgo in particolare, hanno sempre considerata la gioventù, come l'assoluto patrimonio dello stato, non lasciando a' rispettivi genitori che la mera soddisfazione di avere procreati degl'individui, utili alla patria che vide nascerli. E appunto in questa verdeggiante età che vollero essi radicare i primi germi salutari della messe sociale. Ma alcuni individui troppo interessati per il loro benessere unicamente in preferenza di quello della patria, e dell'intera società umana, meditando di annientare le idee già propalate, come opposte onninamente a quelle che dessi tentavano di estendere, e perpetuare fra i mortali, hanno delusa l'aspettazione universale, miseramente rovesciando da colmo a fondo quest'edifizio salutare già con ammirabile successo preparato da quegli uomini, cotanto benemeriti della specie umana [(17)].

Per altro alcuni eruditi critici rimarcarono che gli accennati Legislatori, presso che tutti in sifatta maniera procedendo tentavano di fare contrarre agli uomini delle abitudini affatto contraddittorie, e distruttive di quelle che la natura avea in origine disposte, e sistemate in vantaggio de' medesimi: ciò potrebbe anche essere da una parte; ma io veggio frattanto che quella sifatta classe di uomini di cui parlammo, dall'altra, occupata unicamente di garantire i suoi interessi particolari da ogni esame, e persuasa che il suo ascendente basato sopra certe pratiche superstiziose e assurde, il più delle volte, non potea mai conservarsi, che sugli appoggi medesimi soltanto, che servirono un giorno a farla cominciare ad esistere, ad introdurla fra i popoli, ha usato di ogni sforzo per illaqueare l'umana ragione, e paralizzando lo spirito nascente di quegli esseri deboli e limitati, co' mostruosi principj de' quali l'ha essa funestamente imbevuto, fece credere superflua l'abitudine della prima, e quasi come pernicioso lo sviluppo del secondo [(18)].

Comunque sia che si riguardino le abitudini che si fanno prendere a' fanciulli dell'Italia specialmente; sotto qualunque siasi aspetto che ci rappresentiamo lo stato deplorabile in cui è attualmente ridotta la gioventù dell'Israelismo di queste nostre contrade, non possiamo certamente astenerci dal commiserarli tutti d'accordo; acciecati dall'errore dal primo istante della loro fanciullezza; avvinti co' ceppi tenaci dell'opinione; vessati da' continui panici timori; marciti nel vortice immenso dell'ignoranza, come sperare che quegli sventurati fanciulli, sia che appartenghino ad una, o ad altra credenza religionaria, possano giugnere a conoscere in alcun tempo le vere cause legittime delle loro sofferenze laceranti, o che pervenghino giammai a superarle [(19)]? Qui odesi da una parte il rabbino altamente gridare che ogni libro fuori della Mikrà, della Misna, della ghemarà, tutto è inutile, tutto è pernicioso, tutto è profano sopra la terra; che il vero Israelita non ha duopo di conoscere che questi; e chiunque si versasse nelle scienze filosofiche è dannato irremissibilmente [(20)]: colà intendesi dall'altra i ministri di altro Culto ripetere incessantemente alle loro gregge che la terra non è già la vera loro patria, che la vita presente altro non è che un labile tirocinio, e quindi che le Scienze si rendono affatto inutili per l'uomo in questo mondo; che essi non ritraggono la loro autorità che dal solo Essere Supremo dal quale dipendono, e che come suoi organi assoluti, e mediatori, tutti gli uomini debbono rendere loro unicamente un conto esatto delle loro operazioni, facendo riguardare come un delitto eccessivamente criminoso di resistere al loro feroce teocratico dominio [(21)]: altrove finalmente mirasi il Dervigi avventarsi a braccio armato contro le scienze ed i scienziati, riguardare come un infamia la coltura dello spirito, e idolatrare l'ignoranza come il primo requisito necessario per un vero fautore dell'Alcorano essendo questo uno degli attributi essenziali (nel modo che osservammo distesamente altrove) che caratterizzavano il venerato promulgatore di questo codice, e l'indole di presso che tutti i popoli orientali di que' tempi [(22)]. Ed in tale strana guisa procedendo si perviene ad iterizzare fra i popoli l'ignoranza la più oltraggiante, a scoraggirli ed a farli vilmente sacrificare ogni loro più sacro interesse in favore di questi sedicienti plenipotenziarj dell'Essere Supremo [(23)].

Tutto che noi convenghiamo di proposito col primo, come è positivamente di ragione, che la mikrà, la misna e la Ghemara sieno opere utili a conoscersi, e la prima di queste in particolare sovra di ogni altra necessaria ad intendersi, ed oltremodo utile a praticarsi; sebbene ancora accordiamo al secondo che instantanea, e caduca è la vita dell'uomo sopra la terra, ciò che è troppo evidente per dubitarsi; ne risulterà egli però l'esecrabile illazione dell'ultimo che debbasi proscrivere dal mondo la coltura dello spirito, e che senza l'ignoranza l'uomo speri in darno di conseguire l'eterna salute dell'Anima?