Insensati! Può egli farsi mai un ingiuria di questa più enorme alla specie dell'uomo, alla natura allo stesso Opifice Eterno creatore dell'uno, e fondamento dell'altra, che è la stessa increata sapienza universale con cui la regge, la governa, le alimenta entrambe? Eccitati a gran forza da queste massime venefiche, ciecamente guidati da sì esecrabili principj, oseremo noi sorprenderci ancora per che l'educazione de' nostri fanciulli ebrei, e quella specialmente che si pratica in Italia ci fa fremere, per che quella è si opposta all'indole umana, per che si recalcitrante alle Leggi del Cielo, e della terra? Nè ci lusinghiamo di pervenire in verun tempo a migliorarla fino a tanto che il fanatismo si farà risentire ne' nostri Cuori con un trillo più squillante, e più sonoro di quello che la voce consolante dell'esimia ragione ci tramanda, e che storditi a tal segno dallo strepito di quello ci abbandoneremo alle cure proditorie di certi esseri automati che sotto un illusoria sembianza umana o per insofficenza ci corrompono co' loro contraddittori, e assurdi principj, o ci abbrutiscono per pravità, impressionandoci sinistramente contro lo studio delle Scienze, pregiudizio il più funesto di quanti altri mai abbiano ferocemente soggiogata la specie umana, e che noi passiamo a distruggere senza ritardo.

[(17)] L'interesse particolare di tali pericolosi individui di cui parliamo non è ad altro scopo fatalmente diretto che a distruggere que' sani principi che riconoscono contraddittorj a quelli ch'essi tentano ovunque fare valere scapito de' lumi, della verità, della ragione, che molto sovente essi pervengono pur troppo a soffocare nello spirito abbacinato degli uomini, e quegli sventurati che ne restano le vittime, imbevuti funestamente da tali funestivenefici principj, più non sono in istato discernerne il nocumento, ne più si curano di ritrovare uno scampo sicuro onde sottrarsi al baratro infernale dell'ignoranza, e de' pregiudizj, che loro si apre sotto il passo, e dove la loro indolente buona fede dovrà tosto, o tardi miseramente trascinarli.

[(18)] Non so per quale consuetudine malefica si è fatto in molti luoghi tenacemente prevalere l'uso pernicioso di affidare ad una certa classe inutile di fanatici, e devoti l'arduo malagevole assunto di formare il Cuore, e lo Spirito de' giovani destinati un giorno al governo di Popoli, o al maneggio d'importanti affari. Ma quali cognizioni, di grazia, possono avere Istitutori di tal fatta, di quale interesse possono quelli essere animati? Ferocemente soggiogati essi medesimi da' pregiudizj i più enormi, è ben naturale ch'essi mostreranno a' loro alunni la superstizione come la cosa la più urgente all'uomo, e la più sana per condursi nella vita; l'intolleranza, e lo spirito persecutore, come i più solidi fondamenti di un regnante, o il corredo essenziale di un anima devota; essi procureranno di farne un Capo di partito, ed un tiranno, od un fanatico sleale, e turbolente; essi soffocheranno di buon ora, nell'uno la ragione, nell'altro la morale, e chiuderanno, e chiuderanno l'accesso ne' loro cuori alla verità, e alla giustizia, onde non possino giammai arrivare a penetrarvi, gli mostreranno come inutile la coltura dello spirito; i talenti perniciosi, ridicole le scienze, e l'ignoranza al grado massimo convenevole per l'uomo. In una parola, essi faranno un devoto imbecille dell'uno, un furibondo entusiasta dell'altro, che non avrà nè questi la benchè minima cognizione di morale, nè di virtù, nè quegli alcuna idea di giusto, nè d'ingiusto, nè di solida gloria; e che saranno entrambi sprovveduti di lumi, e di criterio necessari alla differente loro destinazione.

Ecco in compendio delineato quale dovrà essere propriamente per se stesso, il piano detestabile di Educazione che potranno conferire quegl'insensati maestri a que' fanciulli, che debbono formare un giorno la felicità permanente, o la sventura inevitabile de' popoli, o la sorte lacrimevole, o ridente di molte numerose famiglie.

[(19)] Quintilliano ci avvertisce sensatamente che l'uomo non dee già ripetere che da se stesso la massima parte delle orride sciagure delle quali noi lo veggiamo rendersi la vittima sì di frequente: frustra mala omnia ad crimen fortunæ relegamus; nemo nisi sua culpa diu dolet, dic'egli: Institut. X. volendo, senza dubbio inferire all'efficacia possente dell'educazione morale sull'animo umano.

[(20)] Non è mancato chi volendo in qualche modo giustificare i Rabbini per rapporto a questa loro opinione, la quale sembra in vero trascinare seco le più dannevoli, ed assurde conseguenze, adduce che gli ebrei antichi non avevano duopo di profondi Studi per formarsi lo spirito il quale non dovea essere continuamente preoccupato che da quello solo della religione; (sempre che intendere vogliasi almeno per istudio la cognizione di molte lingue, o la lettura, e l'applicazione di opere instruttive differenti, come da noi si considera); addetti nel modo ch'essi erano alla vita campestre, circoscritti ne' loro bisogni, isolati nella società, la loro lingua materna era per essi alquanto sufficiente, e questa era l'ebraica, tale come noi la veggiamo nella Scrittura. Oltre a ciò pare verosimile che uno de' motivi principali che rendeva gl'Israeliti affatto alieni dallo studiare i libri stranieri, si era il timore d'imbeversi delle menzogne e delle favole, che allora formavano il soggetto primario, ed essenziale della Teologia di tutte le idolatre nazioni del mondo antico.