…. Un grande inchino, con saluto, al palco di Violetta, la quale corrisponde con altrettanta espansione. Aringa detto fatto, va nel palco della signorina e ritorna poco dopo, in platea, con essa, per ballare la polka.
Ecco l'individuo che Violetta cercava appena giunta in palco, pensò Alfredo, e credesi indovinasse. Se Violetta mi avesse salutato meno freddamente, avrei ballato io con lei, pel primo. Ambiziosella! Tienti il tuo decorato commendatore, chè, già le altre signorine non ti invidiano. Esso, prima che a te ha fatta la corte a tutte loro, per sistema, e poi quando assenti, le critica a meraviglia; meno male che lo fa soltanto per taluna goffaggine, o per la loro discutibile bellezza!….. Alfredo, del resto già pentito, (per la gentilezza dell'animo suo) trova casuale il fatto e non progredisce nei dubbi sulla bontà di Violetta. Gli rimane in corpo, soltanto, la solita gelosia dell'ignoto. Bisogna escire a pigliare il fresco, caro Tamas (il moro innamorato nella Gemma di Vergy). Converrà bere un bicchierino, disse Cirillo, che tutto aveva veduto e compreso. Alfredo accetta, ma di mala voglia, perchè brucia di gelosia e vorrebbe restare, diremo sempre di guardia in teatro.
Cirillo ed Alfredo bevono una mezza bottiglia di Barolo, al vicino restaurant. Cirillo che vuol cantarellare e non ne imbrocca una, intuona l'aria del contralto, nella Maria di Rohan,«A quel che par, a giudicar, son le Lucrezie rare a trovar.
Per Cirillo quell'aria è simpatica, ma Alfredo lo prega a smettere, perchè mi guasti l'udito, osserva, e freme di ritornare al veglione. Ma se non balli mai stasera, gli grida Cirillo! Ballerò, sta buono, e presto e con delle ballerine cortesi e belle—conchiuse nervoso Alfredo—ritorniamo dunque in teatro, mio otellissimo, fece ridendo, Cirillo. I due amici sono già rientrati in platea, dov'è riposo momentaneo del ballo, mentre però non cessa l'andirivieni. L'ambiente si è riscaldato; si odono sonore risate. L'allegria, come sempre, è cresciuta. Ma ormai la mezzanotte è vicinissima, e molti si dispongono a partire per la cena di rito. Buon appetito, specialmente agli uomini!!!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Le signorine, morrebbero di languore, piuttosto che perdere un ballo, ma è giocoforza che seguano i loro capi di famiglia, per le solite convenienze sociali. Esce anche la famiglia Giacinto e con quella il Commendatore. Questi nel vestibolo del teatro, incontra Alfredo, vuole scherzare, come al solito, dicendogli: Ma voi non avete ancora ballato colla signorina Violetta?
Alfredo, che sogna forse di veder accompagnate quelle parole, da un sardonico sorriso, risponde iroso: Io non invidio il vostro titolo di Commendatore. Quegli che per verità non si aspettava una tale apostrofe, rimane interdetto, si morde le labbra e… sarete voi, un… dice, ma per non fare scandali, preferisce seguire la famiglia suindicata che va a cena. Provvederò domani, mastica fra i denti, ed intanto va a cenare nella ospital casa, senza molto appetito…
Scusami, ma tu hai torto (dicea Cirillo ad Alfredo, mentre cenavano alla trattoria, la quale, causa la folla impreveduta, serviva lenta ed era esausta di provviste). Bisognava ribattere, con disinvoltura, lo scherzo del Commendatore, fosse pure fatto con intenzione, e non trascorrere all'ingiuria. Ma che c'entra Violetta, ma che c'entra il sig. Aringa? Non ti sei accorto, che si tratta di abitudine per parte del secondo e di un po' di vanità per parte della prima? soggiungeva Cirillo. Queste sono simpatie e calori che durano 24 ore al più! Non hai ancora imparato, essere forse i di Lei parenti quelli che preferiscono Lui a te? Poniamo che sia, per un'embrione di aristocrazia borghese, che guarisce presto. Violetta sposerà anche un giovane povero, basta che le piaccia, ed io spero e desidero, da buon vivant, che non affoghi in un cucchiaio d'acqua, come talvolta, sebben raramente accade…. Sovvienti spesso della storica antica risposta; Se Messene piange, Sparta non ride; ed impara il proverbio: Si vous la suivè elle vous fuit e viceversa, mio buon amico, e ridi una volta buona, come faccio io, che mi chiamarono dalla nascita: Buonpensieri. Folle, tu credi che tutto il mondo sia felice al tuo confronto—e se pertanto domani vi sfiderete, penserò io a riconciliarvi, previe le solite noiose pratiche per ritrattazioni, rettifiche etc. e senza bisogno, in caso di duello, di quelle successive strette di mano, che si usano, in stile cavalleresco, fra i due individui in collera, dopo aver essi tentato invano di sbudellarsi!
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Sono già le due dopo la mezzanotte. Nè il Commendatore, nè la famiglia Giacinto ritorneranno al veglione. E di tale assenza Cirillo ed Alfredo, già in platea, subito se ne accorsero. Alfredo, quasi sollevato, per quella mancanza, chè prima aveva una pietra sullo stomaco, disse, meglio così, e si diè tosto a ballare disperatamente, anche cogli uomini corpulenti, fino alle 5 del mattino, quando il teatro cominciava a vuotarsi delle persone meno inebbriabili.
Quelli che hanno cenato meglio, siano pure anche donne, sono sempre gli ultimi a lasciare i veglioni, e gli estremi, definitivi balli, non sono più danze, ma una vertigine spaventosa….. Il buon vino, è più eccitante, si crede da molti, di una buona orchestra.