¹ —I montanari non hanno bisogno di orologi, essi si regolano, quanto all'ore, colle stelle, siccome agli antichi tempi. Per esempio, sanno che manca un'ora all'alba quando i predèèr, o predièèr (gruppo di stelle minori) perdono di intensità della luce. E così sanno delle altre ore di notte dalle altre stelle: Marte, Nettuno, Venere, Saturno, Diana, etc. Il vocabolo predéèr, non è, credesi, astronomico, ma semplicemente alpigiano. E quanto all'etimologia della nostrale parola? Più probabilmente dal latino preésse o predicere, cioè gli astri precursori del giorno. Anche l'autore, che or sono quarant'anni, cacciava sui monti, imparò da que' mandriani, a conoscere, senza orologio, le ore, tanto della notte come del giorno, ed allora era meno facile sbagliare di grosso, come oggi, col meridiano internazionale.
Non siamo del resto nemici del progresso!
Seppe pertanto Alfredo che la famiglia dei pastori ospitali era formata da tre sole persone, padre, madre e figlio, già noto al lettore, che la signora dilicata di salute, l'aveva mandata lassù—el sò dotor al fresco—che la giera nè molto zovine, nè vecia, ma conservada. E che bela dona, lustrissimo. Che ghe giera morto de colpo, el so omo a Trieste dò mesi indrio. Che la preferiva stare de sola, e vestiva sempre metà de ciaro e metà de scuro, che infine giera rica tanto, perchè piena de fiorini, e la pagava de groso.
Alla domanda, sul nome e condizione della signora, il buon vecchio, sonnecchiando, rispondeva: Lori nò i sà. Noaltri montanari andemo zoso a la bona, e se fidemo senza tante sospetazion, e bondì lustrissimo, no semo tanto curiosi; me par una brava dona, piena de inzegno e ze basta. Felice note, lustrissimo, ed entrambi andarono a letto…… sul fienile.
Quanto sono pittoresche quelle casupole bianche a cavaliere delle gole montuose, o piantate nelle conche prative, sotto i cumignoli dei monti cosparsi ancora dalla neve! Una perfetta poesia—un effetto magico. La luna d'argento, che stava per spegnersi, essendo già trascorsa la mezzanotte, rischiarava ancora, debolmente però, quella scena.
Le bellezze dell'universo, ancora più grandiose fra i monti, sono soavi tanto alle anime melanconiche, di vita e d'amore ricolme. Nessun rumore fino all'alba. Qualche squittio di volpe, qualche latrato lontano e null'altro. Ma Lord, il quale non si sa come, aveva rotto il quinzaglio (avrà mangiata la corda) girava intanto la casina e sotto e sopra, e bisogna dire che quello sfacciato penetrasse nella mal chiusa stanza della signora, perocchè per un momento si udì, un marcia via di grazioso timbro femminino.
Alfredo, si assopì una breve ora, disteso sul fieno, senza svestirsi. Sognò di Violetta, (miracolo), che girava su pei monti, e di un'altra bella donna che le attraversava il passo… e che lui era volato in difesa di Violetta.
«Nè però cessa amor con varie forme
«La sua pace turbar mentr'ella dorme.
TASSO Canto VII—ERMINIA.
E noi diremo mentr'egli poco dorme. Nientemeno che il nostro artista, durante le sue caccie in pianura, incideva siccome l'Erminia del Tasso, il nome amato sulla corteccia dei pioppi. Quindi caccia e amore sarebbero quali due cognate in famiglia!
L'alba è giunta finalmente. Le pecore si destano e dopo l'una le altre tutte, belano, perchè impazienti di escire al pascolo. Il vecchio pastore già mungeva le anziane. Il giovinetto cantarella: Sorge il sole alla collina etc.