La gioia di mia madre, più sincera, non la si può descrivere. Volea fatalità, che mio Padre, ai forestieri giunti allora dilettissimo, fosse, fino dal mattino, andato a piedi in un paese di montagna, discosto un'ora di viaggio, e per un suo affare qualunque—e volea fatalità, che quel paese, fosse in direzione diametralmente opposta al pergolato del giardino di Cinzia. Volea infine fatalità peggiore, che mia madre mi spedisse insistentemente alla ricerca del papà, onde sollecitare la sua dolce impressione pei nuovi arrivati. La febbriciatola nota del mio cuore, giunse in quel momento ai 40 gradi (centigradi). Immaginate che alle otto ore precise, siccome al viglietto, mancava solamente un'ora e mezza. Vedrai, o Cirillo, dissi fra me, che il tuo affare va a rotoli e… come tenere il piede in due scarpe? Per quanto io amassi i miei nonni, è certo che Cinzia valeva di più, anche per ragione di età, al mio cospetto. Insomma, bisogna obbedire la mamma, bisogna essere cordiali cogli adorati nonni, e si vada.

Correrò tanto, in modo da arrivare in tempo anche sotto il pergolato di cui sopra. Follie! follie! Per trovare mio padre impiegai cinque quarti d'ora, e per andare poi tosto, con un pretesto qualunque, alla più simpatica mia località, impiegai mezz'ora, volando (allora non v'erano biciclette). Siamo in ritardo, ma di soli 15 minuti, tolleranza normale in tutti gli arrivi e partenze anche…. dei treni.

Trafelato, trepidante, arrivo al cancello piccolo… è aperto! Oh! buona Cinzia, mi ha aspettato, sclamai! Vado sotto il pergolato. Cinzia non v'è. Sovra un sedile di pietra, sta un vigliettino che dicea:«Di solito quando un appuntamento preme, si viene prima e non dopo. Conservatevi di quell'ottima (stile nostrano ma chiaro).

«Quel giorno più non vi leggemmo inante»
(DANTE = Inferno, Canto V.)

Così o diletto amico, ho finito il mio tentato quarto idillio. E sta pur tranquilla o disinvoltissima Ninfa, le giurai, che un'altra volta, per simili affari, verrò piuttosto prima che poi….. Alfredo per quel naturale solatium miseris, socios habere penantes, sorrise ma per un minuto secondo.

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Lord, a questo punto, latra a squarciagola… Che sarà mai? Chi verrà a disturbare il lavoro febbrile di Alfredo. È il procaccio…. Una lettera, colla soprascritta di calligrafia maschile all'antica. Alfredo prega Cirillo a leggergliela onde non sospendere gli ultimi ritocchi di pennello, al suo preferito quadro.

Cirillo legge:

Pregiatissimo Sig. Blandis Lago di Como, Maggio 18..

«Scrivo per conto di Enrichetto, figlio di un mio vecchio amico. Mi perdonerà se non vengo in persona a fare la commissione. Sò però che Lei è buono per ritratti, ad olio ed anche senza. Di ciò me ne accorsi due anni or sono, quando per la prima volta, vidi in casa Giacinto, mio cognato, un suo lavoro bellino. Noi avremmo il progetto (per adesso prego di tenere segreto) di far dentro un magnifico matrimonio colla mia cara nipote Violetta, però non si sono ancora veduti. Il figlio del suddetto mio amico, è un giovinetto di bel sangue, e poi quando morirà presto il mio amico, che è suo padre, gli resteranno senza fallo dei campetti. E perchè la mia cara nipote si innamori subito, abbiamo pensato di mandare il suo ritratto in grande ed a colori, a mio cognato. La fotografia non mi piace niente affatto. E' troppo smorta. Le lascio però il tempo di quindici giorni. Io sono sicuro che ci faremo onore tutti. Dunque, o venga Lei qui, o altrimenti mi scriva che manderemo costì, il buon Enrichetto a farsi ritrattare.