Il Sig. Gaudenzio, confortato, dopo tanta agitazione, dal racconto di Violetta, relativo allo chèque di centomila lire, diede in mano alla piccola Zaira le due nocelle rilucenti, e disse allegramente: Necessitas non habet legem. Nei casi estremi, bisogna rivolgersi ai buoni amici, sebben rari, e lasciar che il mondo ciarli. Vitupero a chi pensa male. Honni soit qui mal i pense. Violetta si accorse immediatamente dei diamanti (che avevano probabilmente il valore complessivo di circa sessantamila franchi) e rimirandoli, esclamò: ….. il Sig. Alfredo ha già fatto troppo per noi….. mentre noi abbiamo fatto ben poco per lui. Il Sig. Alfredo, soggiunse Gaudenzio, mi ha detto, prima che io lo lasciassi, di salutarti, e di guarire colla bambina. Accolse con gran piacere i nostri ritratti, e mi pare che intanto borbotasse qualche parola. Chiestogli cosa avesse detto, mi rispose. Ricordatevi di perdonare a quel vostro amico che vi tradì, ed anzi, quando il potrete, beneficatelo. Mio padre ripeteami, «La più nobil vendetta è il beneficio». Violetta rimase pensierosa ed impercettibilmente sospirò….. E laggiù come va, chiese Violetta a suo marito? Benino davvero, ma è a letto e non ha quasi più voce, riprese Gaudenzio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Siamo al pomeriggio dello stesso 3 Giugno, Alfredo ha la mente che vorrebbe ancor sempre viaggiare, ma la memoria gli soccorre scarsa.

Entra Benedettina, che lo ringrazia assai commossa per il regalo che Alfredo ha fatto poco prima alla nonna Geltrude, quando portò la minestra. Cinque di quelle monete d'oro (columbie) disse la fanciulla sono per me dunque? Sì, accennò col capo Alfredo. Ma io vorrei invece, Sig. Alfredo che avesse a guarire Lei! Non mangiò niente. Ecco qua la minestra appena toccata. Avverto che Lord è andato certamente alla riva del Lago perchè da qualche ora non si vede più: (il cane era invece accovacciato sotto il letto del suo padrone, e causa la trapunta che toccava il pavimento, restava nascosto). Poco fa Sig. Alfredo, un monello, con una sassata mi ha uccisa la mia cara gattina. Meriterebbe di impiccarlo, ma lui se ne infischiava. Alfredo consigliò la piccola segretaria alla calma, e, non è il primo disse, che ha l'immensa felicità di non accorgersi quando commette un asineria, e non solo, ma di pretendere inoltre che l'offeso accolga con un sorriso di compiacenza la sua asineria, che altrimenti l'offensore non vi saluterà più. Un bel mondo davvero. Alfredo dopo una pausa… soggiunse: Avete dato la mancia a Tonio? oh! subito ed egli è tanto contento, che canta . . . . come un passerotto ed è forse la prima volta che noi lo udiamo a cantare.

Alfredo, comprimendo colla mano destra il cuore, perchè gli doleva più del solito, raccomandò intanto a Benedetta di chiudere il cassetto del suo tavolo a chiave e di consegnar questa alla sua nonna, la quale poi, quando sarebbero venute le di lui sorelle a trovarlo, avrebbe dato alle medesime il plico rinchiusovi, dove è scritto sulla busta:—Mie ultime volontà—Sta bene attenta, non distrarti col giuocar troppo alla trottola. Oh! stia tranquillo, dichiarò Benedetta, ed aveva allora gli occhi umidi di pianto. Ora dammi una tazza di latte. Eccolo. Alfredo la ingollò d'un flato, si capiva che bruciava dalla febbre.

Si assopì qualche minuto, e poi ridestatosi, chiamò Benedettina, ma essa era lì pronta. Fammi la gentilezza di leggermi qualche cosa di quel Librone che troverai su quella cassettina, quello che porta per titolo: Le mie memorie, ed onde non annoiarti, e non indebolirmi troppo, puoi aprirlo, così a caso, tre o quattro volte e leggervi quanto vi troverai scritto. Sentiamo.

Benedettina eseguisce colla sua solita disinvoltura, e per la prima volta esce:

«Ci rivedremo in ciel»

Romanza per tenore di A. B.

Ora chiudi e riapri il Libro a sorte . . .

«Gli uomini amano gli uomini per le loro virtù. le donne amano gli uomini per i loro difetti»