Vera, unica al mondo eccelsa Dea,

ella lo lasciava sfogare a suo senno. Era anzi riconoscentissima a chi la lodava e assai di buon grado lodava a sua volta i lodatori. A uno di questi promette di voler ornare e innalzare (son sue parole) la propria lingua col celebramento delle virtù di lui, e fregiarsi l’animo col ricchissimo concetto de’ suoi gran meriti[507]. Abbiam veduto che le lodi erano tutt’altro che parsimoniose e tutt’altro che timide; ma non sappiamo ancora sin dove potessero giungere e che forme sfoggiate potessero prendere. Per saperlo ci giova udir quelle che fa rimbombar all’aria l’autore dei due capitoli IX e XI; saranno esse come la chiusa o il finale strepitoso di un pezzo concertato, o, se meglio piace, come la sparata che termina un fuoco artifiziale. Angelico è il sembiante della Veronica; leggiadre e sante sono le luci che splendono in quel volto di unica bellezza, anzi nel sole di quel volto, cui allieta il tranquillo seren del vago riso.

Ma l’intelletto, che sì chiaro dielle

Il celeste motor a sua sembianza,

Unito in lei con l’altre cose belle,

Quegli altri pregi in modo sopravanza,

Che l’uman veder nostro non perviene

A mirar tal virtute in tal distanza.

A pena l’occhio corporal sostiene

Lo splendor de la fronte, in cui mirando