Se noi consideriamo tutte queste cose; se riflettiamo le lodi iperboliche; se ricordiamo la visita di un giovane re; se poniam mente alle nobili amicizie di cui la Veronica andava lieta e orgogliosa, e delle quali ho ancora a parlare, ci parrà troppo tenue senza dubbio il prezzo di due scudi che il già più volte citato Catalogo assegna ai favori di lei, mentre per altre altri prezzi registra, ben più cospicui. Che la Veronica Franco del Catalogo sia, non la nostra, ma un’altra, mi sembra poco probabile; molto più probabile invece, o che sia corso errore nella indicazione del prezzo, o che l’anonimo autore abbia voluto, di deliberato proposito, fare ingiuria a colei con cui aveva forse alcuna ruggine, o che gli premeva di avvilire in cospetto di una rivale. Ricordiamo che il Catalogo è dedicato alla molto magnifica et cortese signora Livia Azalina Principessa di tutte le Cortegiane Venetiane, la quale è registrata a suo luogo col prezzo di scudi venticinque[508]. Nè dell’errore, o della menzogna del Catalogo ci mancano prove, e chi ce le dà è quel signor Lorenzo, di cui ho ricordato testè un capitolo in dialetto veneziano, capitolo curioso, che mi duole di non poter trascrivere intero, tanto è sconcio. Ne darò un’idea. Il signor Lorenzo spasima da un mese per la signora Veronica, la quale è tanto
bella e pulia
Cara, dolce, zentile e custumà.
Spasima per lei, perchè tutta la sua dolcezza e il suo piacere è sol colà
Dov’è virtù, dov’è lascivitae,
dove l’amore è condito dalla gentilezza, dalla grazia, e da quel certo che se chiama umor. Ma egli non osa farsi innanzi, perchè sa che la Veronica è un carigolo boccon; sa che non concede un bacio per meno di cinque o sei scudi, e almeno cinquanta ne vuole per quella che il Montaigne avrebbe chiamato la négociation entière. Ora, egli ha letto nell’Aretino
Che ’l servir e ’l pagar è un latin falso.
Che no l’accorderave el Calepin.
Egli l’ama e l’adora; ma appunto perchè l’ama e l’adora non vuol pagare.
So che no ghe xe lege, no gh’è ghiosa