Per la via del valor, ond’ei non erra.
Quest’è l’amante mio, ch’ogni altro passa,
In sopportar gli affanni, e in fedeltate
Ogni altro più fedel dietro si lassa.
Ben vi ristorerò de le passate
Noje, Signor, per quanto è ’l poter mio,
Giungendo a voi piacer, a me bontate.
Troncando a me ’l martir, a voi ’l desio.
Tutto ciò, non può negarsi, è detto ingegnosamente e con retto senso della misura; nella stessa sensualità non celata, nulla può notarsi di eccessivo, nulla di volgare. Dico che la poesia è disinvolta e garbata e spira affetto delicato e sincero, sebbene non vi manchino le gale, gli orpelli, gli sdilinquimenti che il gusto de’ tempi portava e voleva; l’eco, che mossa a pietà risponde ai dolorosi lai, il sole che si ferma a mezzo il cielo, intento alle amorose querele, Progne e Filomela che si lamentano, le tigri che piangono, le fresche rose i candidi gigli e l’umili viole che inaridiscono al vento dei cocenti sospiri, le pietre stesse che lacrimano, ecc. ecc.
L’amante adorato, l’Apollo in iscienza e in sembianza, risponde nel capitolo IV. Egli afferma, non solo che l’amor suo è molto maggiore dell’amor di lei, il che è di buono stile amoroso, e, direi, di prammatica; ma ancora che il valore suo proprio è poca cosa rispetto al valore di lei, di lei cui ’l Ciel tant’ama e ’l mondo onora. Le rimprovera, ciò nondimeno, la dipartita, e l’assenza all’amor suo troppo lunga. Egli pregò e pianse perchè rimanesse, ma invano: più che il suo, valse l’altrui rispetto, ed ella si partì, lasciandolo solo in solitario tetto. Se ora è pentita, egli del pentimento ha consolazione. Torni quanto più presto può, chè egli altro non brama e non chiede che esserle vicino, e voglia Amore misericordioso adeguare la grande diseguaglianza che è tra lei e lui. Così, nel secolo XVI, si scriveva alle cortigiane illustri.