d’amor libera e franca

Non colta al laccio, o punta a i dardi suoi:

solo, dice, vorrei

Che innamorar convenendomi pure

Fosse ’l farlo secondo i pensier miei.

Chè, se libere in ciò fosser mie cure

Tal odierei ch’adoro; e tal ch’io sdegno.

Con voglie seguirei salde e mature[511].

Afferma d’innamorarsi facilmente, e con ciò viene a confessare di non essere troppo costante. Tra gli amori di cui ella ragiona, sia nei capitoli, sia nelle lettere, alcuno ve n’ha degno di particolare ricordo. Tale è quello che ella diceva di portare ad uom gentile a maraviglia, amore che le confondeva la vita e le toglieva il core. L’amante se n’era andato fuor di Venezia a passar le feste di Pasqua, e sebbene le scrivesse spesso e affettuosamente, ella viveva in tanto cruccio, e con tanto martello, che non poteva aver bene di sè. La descrizione di queste pene amorose è fatta con molta vivezza, e, salvo le esagerazioni di rigore, non senza accento di verità[512]. Tale è l’altro, di cui fu presa per uomo di gentil sangue e di chiara fama, un qualche patrizio veneto forse. Ella è ancora ne’ suoi verdi anni; l’amor che la soggioga appassionato, prepotente. Di giorno e di notte, sotto la pioggia e il sereno, ella si va aggirando intorno alla casa di lui, molto discosta dalla casa di lei, volge gli occhi ai balconi, i preghi a l’ostinate porte, bacia la fredda soglia, e ode dirsi dal portinajo, cui i cani hanno svegliato, che il signore non dorme in casa, ma passa con altra donna le notti. Scongiura il crudele di muoversi a pietà di lei, che si strugge in pianto, ormai più morta che viva; lo scongiura, non tanto per alcun merito che sia in lei, quanto per l’amore sviscerato ch’ella gli porta, e più ancora per la gentilezza che è in lui, e perchè altri non lo accusi di averla col suo disprezzo uccisa ingiustamente. L’alta virtù che è in voi, ella dice,

L’animo di piegarvi abbia possanza.