Che rimanesse incontro al tempo intatta,

E che la fama sua con vari fregi

Eterna fosse in mille carmi fatta:

Onde i sepolcri de’ superbi regi

Vince di gloria un’insepolta gatta[62].

E certo, oltre ai regi, questa vince tutte le altre gatte che furono, e le celebrate da Ortensio Lando e dal Coppetta, e persin quella Rosa trucidata da un furioso soldato, la quale allo Stoppino, suo inconsolabile signore, inspirò quei versi maccheronici sì, ma pieni di tenerezza:

Sola meae giornos vitae rendebat allegros.

Heu! quid agam infelix, sine te, mea Rosa, quod ultra?

Non potero sine te laetum sperare solazzum.

Dopo la gatta il signor Claudio ammira la sedia del poeta, e sebbene gli paja povera cosa, e troppo indegna di tanto possessore, pure ne toglie, a mo’ di reliquia, un pezzetto di certo arazzo che la copriva; d’onde si vede che i ricercatori di curiosità furono e saranno in ogni tempo gli stessi: più oltre misura la tavola dello studio, meravigliandosi che tant’uomo potesse capire in sì picciola stanza. Girata la casa, il signor Paolo mostra al signor Claudio il maggior tesoro che sia in quella, cioè molte scritture di mano dello stesso Petrarca, e lettere di lui a Laura e di Laura a lui, cose vie più ricche delli tesori di Creso, e in una scatola d’ebano, aghi e spilli, un ditale, un pettine, un pezzo di specchio, tutte reliquie di Madonna Laura, e in una borsa di damasco verde il privilegio della incoronazione in bellissima pergamena, e il preteso racconto di essa incoronazione scritto da Sennuccio Del Bene. Il signor Claudio vede, tocca, legge, ragiona, ammira, si esalta in se stesso della fortuna toccatagli e ringrazia quanto più può il cortesissimo signor Paolo.