[349]. Atto III, sc. 10.

[350]. Ragionamento fra il Zoppino fatto frate e Ludovico puttaniere, Ragionamenti, Cosmopoli, 1660, p. 442.

[351]. Tariffa delle puttane, ouero ragionamento del forestiere e del gentil huomo: nel quale si dinota il prezzo e la qualità di tutte le cortigiane di Vinegia; col nome delle ruffiane; et alcune novelle piacevoli da ridere fatte da alcune di queste famose signore a gli suoi amorosi. Stampato nel nostro hemispero, l’anno 1535, del mese di Agosto. (Vedi Passano, I novellieri italiani in verso indicati e descritti, Bologna, 1868, pp. 114 sgg.). Io cito dalla ristampa fatta dal Liseux a Parigi, nel 1883. I due versi testè riferiti stanno a pag. 74: ad essi tengono dietro questi altri:

Spesso disputa del parlar toscano,

Di musica, e ’l cervel così le gira,

Che pensa averne il grido di lontano.

[352]. Lo stesso Aretino fa dire dalla Nanna alla Pippa, sua figliuola: «smusica un versolino da te imparato per burla, trampella il monocordo, stronca il liuto, fa vista di leggere il Furioso, il Petrarca, e il Cento (il Centonovelle, ossia il Decameron), che terrai sempre in tavola». (Ragionamenti, parte II, giornata I, p. 253).

[353]. Lettere di cortigiane del secolo XVI, pubblicate da L. A. Ferrai, Firenze, 1884, pp. 31-2.

[354]. Allude all’opinione di Pierfrancesco Giambullari che faceva derivare la lingua italiana dall’aramea, opinione contraddetta dal Varchi nell’Ercolano, e che diede luogo a dispute e a fazioni.

[355]. Dice la comare alla balia in uno dei Ragionamenti dell’Aretino (parte II, giornata III, p. 391): «Tu parli di construtto; nientedimeno le gentilezze son gentilezze, ed erano già molto usate le canzoni, e quella che non ne avesse saputo una frotta de le più belle e de le più nuove se ne saria vergognata, e cotal piacere tanto era ne le puttane, come ne le ruffiane». Di una cortigiana chiamata Sirena