Per la dolce armonia che sì le piacque,
è ricordo nel Trionfo della lussuria di maestro Pasquino, curioso componimento, di cui dirò or ora. Del canto di Nannina Zingera diceva il Lasca in un suo capitolo:
Non è nel ciel fra gli spirti contenti
Soave tanto e sì dolce armonia,
Da fare i monti andar, fermare i venti.
Nella Lucerna di Eureta Misoscolo (Francesco Pona), Parigi, s. a., dice una lucerna, che un tempo era stata cortigiana (p. 66): «Canto... di sirena era il mio, perchè con sì fatta vivezza e spirito mi faceva udire toccando un’arpa, un leuto, o una chitariglia, e cantando, che avrei fatto languir d’amore un Senocrate, anzi il Disamore». La signora Calandra, una delle amiche o vere o finte del Calmo, sonava il liuto e cantava in modo soprammirabile. (Le lettere di messer Andrea Calmo, riprodotte da Vittorio Rossi, Torino, 1888, l. IV, lett. 19, pp. 295-6). Di tale virtù non era stata priva una gran cortigiana romana, cui Gioachino du Bellay fa raccontare la propria storia in uno de’ suoi Jeux rustiques:
J’avoy du luth moyennement appris,
Et quelque peu entendoy la musique:
Quant à la voix, je l’avois angélique,
Et ne se fust nul autre peu vanter,