[364]. Journal de voyage de M. De Montaigne en Italie par la Suisse et l’Allemagne en 1580 et 1581, Roma (Parigi), 1774, vol. II, p. 165.

[365]. La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia, 1587, discorso LXXV, pp. 605-7. Prima del Garzoni, Agrippa di Nettesheim aveva detto nel libro suo De vanitate omnium scientiarum et artium, cap. LXIV, De lenonia: «Oportet ergo perfectum et consummatum lenonem lenamve omniscium esse, nec ad unam solam disciplinam, velut ad arcticam stellam tantum respicere, sed omnes amplecti, eam artem professus cui caeterae omnes serviunt et famulantur». Il mezzano deve aver famigliari poesia, retorica, dialettica, aritmetica, musica e le altre arti: deve sapere le storie di Lancilotto, di Tristano, di Eurialo ed altre simili, avere a mano gli autori. Di certa mezzana si dice nella Lucerna del Pona (sera quarta, pp. 191-2): «Ella sapea gli amori di Florio e Biancofiore, di Paris e Vienna, di Amadigi e Oriana, di Genevra la bella e Isotta la bionda, e in somma tutti quei ruffianesimi delle istorie di Grecia e della Tavola Rotonda meglio che il suo nome».

[366]. Il Marescalco, atto V, sc. 2.

[367]. Lettere, vol. I, f. 105 r. Bartolomeo Taegio, in un suo dialogo intitolato La Villa, (Milano, 1559), fa dire a uno degli interlocutori che le donne letterate si hanno comunemente in sospetto, perchè la malizia naturale, propria del loro sesso, rinforzano con l’artificiale, che si apprende dalle dottrine (p. 120). Il Tansillo scrisse due capitoli nei quali prova che non si deve amare donna accorta e che sappia assai, e un terzo in cui sostiene tutto il contrario. Capitoli giocosi e satirici di Luigi Tansillo editi ed inediti, Napoli, 1870, capitoli VIII, IX, X.

[368]. La Talanta, atto II, sc. 2, e Ragionamenti, parte I, giornata III, p. 141.

[369]. Op. cit., discorso LXXIV, p. 597. Cfr. Rao, Invettive, orationi et discorsi, Venezia, 1587, f. 21 v.

[370]. Garzoni, Op. cit., disc. LXXIV, p. 597.

[371]. Alla Imperia senza dubbio si vuole alludere nel Trionfo della lussuria, là dove maestro Andrea dice all’autore:

Vedi colei, che in la tua patria nacque,

Poi per superbia a sè fe’ dire Imperia,