[398]. Mondi celesti, terrestri et infernali, Venezia, 1583, pp. 306-7.

[399]. Catalogo di tutte le principal et più honorate Cortigiane di Venetia, il nome loro, et il nome delle loro pieze, et le stantie ove loro habitano, et di più ancor vi narra la contrata ove sono le loro stantie, et etiam il numero de li dinari che hanno da pagar quelli Gentilhuomini, et al che desiderano entrar nella sua gratia. Il Catalogo, compilato da un A. C., e da lui dedicato alla molto magnifica et cortese Signora Livia Azalina, Principessa di tutte le Cortigiane venetiane, fu riprodotto nel volume Leggi e memorie venete sulla prostituzione, ecc., e in Les courtisanes et la police des mœurs à Venise, 1886. Questo secondo lavoro è una povera abboracciatura piena di spropositi; quel tanto di buono che ci si trova è tolto dal volume precedente. Della Tariffa in versi ho già fatto cenno. Nel 1566, Gerolamo Calepino, stampatore in Venezia, fu processato per avere stampato senza licenza quella o un’altra, e fu condannato a pagare un ducato di multa per ogni copia impressa (Leggi e memorie ecc., p. 9). Tariffa e cataloghi così fatti non dovevano mancare nelle principali città d’Italia. Nel Vecchio geloso, commedia del Riccioli (Viterbo, 1605), uno dei personaggi si fa dare il catalogo di tutte le puttane del bordello con il lor prezzo.

[400]. Giraldi Cinzio, Ecatommiti, nov. 7 dell’Introduzione. I guadagni variavano assai anche secondo la fortuna dei tempi. In anno di carestia Ercole Bentivoglio scriveva nella satira A suo fratello:

Sper’io ch’uguanno a i piacer nostri aremo

Queste più altere e nobili puttane,

Se ’nvece d’un fiorino un pan daremo.

E c’era chi si spassava a predire alle cortigiane miseria grande e malanni d’ogni sorta. Vedi Pronostico alla villota sopra le putane, composto per lo eccellente dottore M. Salvaor, cosa molto bellissima et piacevole, Venezia, 1558; riprodotto in Leggi e memorie venete, ecc., pp. 295-8.

[401]. Les courtisanes et la police des mœurs à Venise, p. 44.

[402]. Novelle, parte III, nov. 42.

[403]. Vedi intorno alla Imperia Valéry, Curiosités et anecdotes italiennes, Parigi, 1842, pp. 234 sgg. Racconta il Giovio nel suo libro De piscibus romanis, c. V, una graziosa storiella, che appunto si lega all’amicizia del Chigi e dell’Imperia, e che qui giova riferire in succinto. I venditori di pesce in Roma usavano, per consuetudine antica, far presente ai Conservatori delle teste delle ombrine e degli storioni, stimate boccone assai ghiotto. Era a quei tempi in Roma un certo Tamisio, uomo assai lepido, ma golosissimo parassita, il quale teneva appositamente sul mercato del pesce un servo, che lo doveva far avvertito di quanto potesse importare alla sua gola. Saputo una mattina che una grossissima testa d’ombrina era stata recata ai Conservatori, monta sopra una sua mula e va in Campidoglio, con la speranza di buscarvi un desinare. I Conservatori avevano già mandato la testa in dono al cardinale Riario. Tamisio allora vola al palazzo del cardinale; ma questi, imitando la generosità dei primi donatori, manda la testa al cardinale Federico Sanseverino. Tamisio, biasimando la inopportuna munificenza, si rimette in sella e trotta al palazzo del magnifico Sanseverino. Ma il magnifico Sanseverino deve molti quattrini al banchiere Chigi, e vuole usargli cortesia presentandogli la gloriosa testa. Tamisio vola, sotto la sferza del sole, agli orti del Chigi in Trastevere; ma giuntovi appena, tutto affannato e molle di sudore, vede l’agognata testa, adorna di fiori, andarsene alla volta della casa dell’Imperia. Pien di sdegno si rimette in via, e vola a Ponte Sisto, dove finalmente gli è dato di desinare con la bellissima cortigiana. Ponte Sisto un tempo era come dire il quartier generale delle cortigiane in Roma, le quali da Celio Secondo Curione sono chiamate Vestales romanae, quae regionem pontis Sixti colunt (Pasquillus ecstaticus, ediz. s. l. ed a., p. 163). Cfr. Dolce, Il Ragazzo, atto II, sc. I. L’Imperia, quand’ebbe l’amicizia di Angelo Dal Bufalo, abitò in Banchi.