A gran trionfo il lastrico m’aspetta:
Braccio m’ha fatto far la cassettina
Per pormi poi co’ poveri a l’offerta.
[455]. A. Corvisieri, Il testamento di Tullia d’Aragona, in Fanfulla della Domenica, anno VIII (1886), num. 5.
[456]. Niccolò Franco, Dialoghi piacevoli, Venezia, 1541, dialogo IV, f. 67 r.
[457]. Tra le Poesie da fuoco già citate è un Lamento d’Ellena Ballarina: vedi più oltre, appendice A, il Lamento della Cortigiana ferrarese.
[458]. E così fece la Tullia, sul cui matrimonio non può ora cader più dubbio. Ella sposò in Siena, nei 1553, un Silvestro Guicciardi da Ferrara, di cui non si sa altro. In grazia principalmente di tal matrimonio, dovette ella, l’anno di poi, esser tolta dal ruolo delle meretrici. V. Bongi, Documenti senesi su Tullia d’Aragona, in Rivista critica d. lett. ital., anno IV (1887), p. 187. Il Brantôme afferma che in Italia era frequente il caso di uomini che sposavano cortigiane, e racconta di certa Faustina, della quale s’innamorò la prima volta che fu in Roma, e che rivide poi maritata avec un homme de Justice (Op. cit., vol. I, pp. 176-7). Di un capitano Concio che sposò una cortigiana romana per nome Vincenza Capista, narra il Domenichi, Facetie, motti, ecc., p. 234. Gian Francesco Ghiringhello, ricco gentiluomo di Milano, sposò la bellissima Caterina da San Celso, virtuosa in sonare e cantare, bella recitatrice con castigata pronunzia di versi volgari (Bandello, Novelle, parte IV, nov. 9, dedicatoria). Pietro Aretino scagliò un arrabbiatissimo sonetto contro il conte Ercole Rangone, ch’era in punto di sposare l’Angiola greca (Trucchi, Poesie inedite, ecc., vol. III, p. 212). Nella Trinozzia del Contile, due cortigiane ricche, Laide ed Ersilia, sposano due servitori, ma perchè innamorate, non perchè non possano trovare miglior partito.
[459]. Ragionamento fra il Zoppino, ecc., p. 448.
[460]. A un’altra Imperia, veneziana, fu fatto l’epitafio seguente:
Imperia imperio cum res hominesque tenerem,