[516]. Lettera XIX, pp. 35-6.

[517]. Capitolo VIII.

[518]. Lettera XX, pp. 37-8.

[519]. Capitoli IX, X, XI, XII.

[520]. Lettera XXXVI, p. 67.

[521]. Capitolo XVII.

[522]. Lettera XLIX, pp. 84-5.

[523]. Capitoli XIII e XIV.

[524]. Nel testamento del 1564 la Veronica diceva ingenuamente: «Lasso a m. Jac.mo de’ Baballi el figliuolo, over figliuola che nasceranno de mi come a suo padre; sia o non sia, Signor Dio scià il tutto». Nel secondo testamento, fatto, come s’è veduto, sei anni dopo, il 1º novembre 1570, ella dice: «Achille mio fiol e di m. Jacomo Baballi Raguseo, il qual, quanto a me, credo sii suo fiolo». Il dubbio ch’ella aveva potevano avere anche altri, e in esso forse è da cercare la ragione di certe disposizioni contenute nel testamento che nell’aprile di quel medesimo anno aveva dettato Lodovico Ramberti, famoso nelle storie veneziane per aver sottratto a morte atroce e infamante il proprio fratello mediante un veleno somministratogli in carcere. Costui legava ad Achilletto, fio de mª Veronica Franco (senz’altro) parte della sua sostanza, lasciandone usufruttuaria la madre sino a che il figlio avesse raggiunto l’età maggiore, e provvedendo a che Achilletto potesse avere un compenso, nel caso che la madre, testando, favorisse un altro figliuolo più di lui. La Veronica poi indicava il Ramberti quale uno de’ suoi esecutori testamentarii.

[525]. Di questo secondo figliuolo, chiamato Enea, è ricordo nel secondo testamento, ed è da notare che circa la paternità di Andrea Tron la Veronica non mostra il dubbio che mostra per quella di Jacopo de’ Baballi.