[599]. Il Cortegiano, ediz. di Firenze, 1854, l. II, XLVI.
[600]. Opuscula moralia et politica, Parigi, 1645, De re aulica, l. 1, c. 6.
[601]. Non so donde il Flögel abbia tratta la notizia che Paolo II nutrì matti e buffoni (Geschichte der Hofnarren, Liegnitz e Lipsia, 1789, p. 434). Il Platina tanto avverso, e per buone ragioni, a quel pontefice, non fa parola di ciò nella Vita che ne compose.
[602]. Burchard, Diarium sive rerum urbanarum commentarii, edizione di Parigi, 1883-5, vol. III, pp. 126-7.
[603]. Novelle, parte I, nov. 30; parte IV, nov. 27.
[604]. Marcantonio Sidonio, Francesco del Lago di Garda e il Cimarosto sono ricordati da Ortensio Lando, Op. e l. cit. Il Cimarosto era di Brescia e se ne andò, come tanti altri suoi pari, a Roma per cercarvi fortuna. E in Roma ebbe occasione, se s’ha a credere allo Straparola, di far ridere sgangheratamente con certa sua burla Leone X (Vedi Le piacevoli notti, notte VII, fav. 3. Veramente, per un errore stranissimo ed inesplicabile, lo Straparola parla di un sommo pontefice Leone di nazione alemanno; ma non è dubbio ch’egli intende di Leone X. Alemanno fu Leone IX [1048-54]. Nelle edizioni espurgate delle Piacevoli notti Cimarosto rimane, ma Roma si muta in Firenze e il papa in un senatore). Del Bargiacca narra certa novella Tommaso Costo, Il Fuggilozio, Venezia, 1601, giornata V, p. 361. Marc’Antonio Majoraggio accenna, nella sua Oratio de laudibus auri, all’uso che avevano i cardinali di nutrire buffoni. Aveva torto perciò il Mauro di dire, parlando appunto dei buffoni, nel già citato capitolo a Ottaviano Salvi:
Non han però virtute in Cardinali,
I quai non ridon così volentieri
Come fan questi illustri temporali;
ma probabilmente diceva a quel modo per celia. Molti altri buffoni famosi ebbe il Cinquecento. Ricorderò ancora lo Strascino da Siena, che al mestier di poeta accoppiava quello di buffone, e fece ridere Leone X con le commedie e coi lazzi suoi; il Bruschetto di Antibo, che dice il Lando (Op. e l. cit.) si guadagnò con le buffonerie diecimila scudi, e fu fatto maestro delle poste; il Moretto da Lucca, vincitore in molte gare di buffoneria; un Berto, ricordato dal Castiglione (Op. cit., l. II, L); un Lionello, ricordato dal Garzoni, (Piazza, disc. L, p. 479). Di alcuni buffoni assai noti in Venezia fa menzione Andrea Calmo, Le lettere riprodotte da V. Rossi, Torino, 1888, l. II, lett. 34, p. 139.