Poi ricorda un tal Cupennio:
Che profumato tutto ’l dì sospira
Al sole ed alla pioggia, e alla finestra
Gli occhi con certa gravitate gira.
Luigi Alamanni va più in là, e nella satira a M. Albizzo Del Bene biasima, non solamente quell’amore cortigianesco, ma ogni amore che, dice, è di grande nocumento agli uomini, nati a cose maggiori, è cagione d’infiniti guai. Cita il proprio esempio:
Anch’io con Febo gli amorosi strali
Al santo bosco già cantai d’intorno,
E so quante menzogne io dissi e quali.
Chi poi sentiva l’amore secondo natura e secondo umanità, si stizziva di quell’amore dei filosofanti e dei sonettai, inviluppato nei concetti, e con tante gale di sofismi intorno da parere un altro.
L’amore è diffinito così spesso