e il simile fece il suo concittadino Begotto, il quale travestì pure alcuni sonetti. In un libro assai raro intitolato Figaro Tuogno da Crespaoro, e no so que altri buoni Zugolari del Pavan e Vesentin, Smissiaggia de Sonagitti, Canzon e Smaregale in lengua Pavana (Padova, 1556), si trovano alcuni componimenti in lingua rustica, ne’ quali è parodiato il Petrarca. Quel bizzarro ingegno di Andrea Calmo travestì allo stesso modo una cinquantina di sonetti, l’ultimo dei quali, che nel Canzoniere del Petrarca comincia col verso Pace non trovo e non ho da far guerra, è accompagnato da un largo commento. Veramente non si può dire che in queste parodie ci sia molta di quell’arguzia che pure abbonda in altri scritti del medesimo autore, ma, ad ogni modo, eccone un saggio.

Benedetto sia ’l zorno, ’l mese, e l’anno,

E la stason, e ’l tempo, e l’ora, e ’l ponto,

E la contrà, e ’l liogo, onde fu’ zonto

Da quel bel viso che me fa gran danno.

Sia benedetto el primo dolce affanno

Ch’Amor m’ha dao, quando son sta conzonto,

E l’arco con le frezze, che m’ha ponto

D’una piaga mortal piena d’inganno.

Benedetta la boxe, e ’l so parlar,