I passi, el sonno, i vecci, la bellezza,

I andamenti, el star, el caminar.

Sia benedetta quella so vaghezza,

El so vestir col so pulio manzar,

Da far la morte star in allegrezza.

Maffeo Veniero, quel medesimo che poi fu arcivescovo di Corfù, e cui furono malamente imputate alcune sconce scritture di un altro Veniero, amico e discepolo dell’Aretino, si burlò assai piacevolmente nella canzone sua La strazzosa delle lindure, delicature e lambiccature degli amori petrarchevoli. Giambattista Lalli, l’autore del notissimo travestimento della Eneide, travestì pure ventinove sonetti, due ballate, una sestina, una canzone del Petrarca. Questi suoi componimenti ci traggono ormai fuori dei termini del Cinquecento, ma vogliono, ciò nondimeno, essere ricordati, perchè non fanno se non seguitare una tendenza sorta molto prima. E chi vuol vedere che cosa diventassero alle mani del Lalli le rime dell’innamorato cigno di Valchiusa, legga i due seguenti sonetti, in cui se ne veggono trasformati altri due fra i più famosi del Canzoniere.

Per far d’un buon cappon ghiotta vendetta,

Un ladroncel, sebben non mai l’offese,

Celatamente un giorno egli sel prese,

Com’uom che a nocer luogo e tempo aspetta.