la nave è Maria Vergine; e via di questo andare. Di qualità simile a quest’opera di fra Feliciano dev’essere una Esposizione spirituale sopra il Petrarca, composta da Pietro Vincenzo Sagliano e stampata in Napoli nel 1590, ma a me sconosciuta.

Costoro mutavano solamente il pensiero del poeta; altri mutavano il pensiero e la parola. Nel 1547 Gian Giacomo Salvatorino dava alle stampe in Venezia un Thesoro de Sacra Scrittura sopra rime del Petrarcha. Il libro s’apre con un sonetto a Gesù crocifisso ed a Maria Vergine, poi ne vengono due alli candidi e benigni lettori, poi alcuni versi latini In maledicos, poi un madrigaletto del cavaliere Luigi Casola, in cui si presagisce a Gian Giacomo maggior gloria che non ebbe il Petrarca, giacchè:

più vale

Un’impresa celeste che mortale.

Seguono altri versi latini in lode dello stesso Gian Giacomo, il quale poi, in sonetti XXI tra sè retrogradi, ci informa di parecchie cose degne d’essere sapute: e che egli cominciò la sua fatica nel 1537, essendo allora in età di trentatrè anni; e che ben due anni vi spese; e che senza l’ajuto di Dio non avrebbe potuto nemmeno concepire quelle benedette sue rime; e che l’idea gli fu suggerita dal Malipiero, di cui loda lo stile leggiadro, santo, divino. Fatto sta che queste sue rime, sien esse pur benedette fin che si vuole, non potrebbero essere più sciagurate. I sonetti del Petrarca ci sono rifatti quando una, quando due, quando tre volte, e sono uno, due, tre assassinamenti. L’autore fa come un sonatore che ripeta più volte, variandola in più modi, e guastandola sempre più, una stessa frase musicale. Egli comincerà col Petrarca:

Era ’l giorno ch’al sol si scoloraro;

poi ripiglierà:

Essend’oggi quel dì che scoloraro;

e poi da capo:

E uscendo i tuoi d’Egitto scoloraro.