la vita

È registrata al libro della morte[136].

Un altro perugino, Vinciolo Vincioli, prelato e protonotario apostolico, piantata, sul finire del secolo, la Corte di Roma, scrive, pieno l’animo di fastidio e di stizza:

Parmi che in Corte il vivere e il morire

La stessa cosa sia, ed è tutt’una

Il diventar poeta e l’impazzire.

. . . . . . . . . . . . . . . .

Io rassomiglio gentiluomo in Corte

A gentildonna che vive in bordello[137].

Alessandro Allegri, in un capitolo dove sfoga que’ medesimi sentimenti, grida: