Non solo per tutto il Cinquecento, ma nel Seicento ancora il pedante rallegra di sua presenza le scene, cacciandosi, oltrechè nelle commedie solite, in commedie allegoriche e in drammi musicali[335]. Lo ritroviamo nella Farza Cavajola della Scola del salernitano Vincenzo Braca[336]; lo ritroviamo, il secolo scorso, nell’opera buffa Socrate immaginario, in cui ebbe mano il Galiani[337]. Con le commedie e con le compagnie comiche nostre, il pedante passò in Francia, e salì le scene francesi; mi basterà ricordare a tale proposito il Pédant joué di Cyrano de Bergerac e il Mariage forcé, il Dépit amoureux, il Bourgeois gentilhomme, e le Femmes savantes del Molière. Il Dépit amoureux altro non è che una imitazione dell’Interesse del Secchi. Anche la commedia di Giordano Bruno fu imitata in Francia e pubblicata nel 1633 sotto il titolo di Boniface et le pédant.
Ma non finisce qui la dolorosa istoria del pedante. La poesia fidenziana fa la parodia del linguaggio ch’ei parla; la novella narra casi forse non veri; la commedia stessa lo deride assai più che non lo vituperi; ma tutto ciò non basta; ci vuol anche l’invettiva diretta e sanguinosa. Pasquino, che se la prendeva con tutti, non poteva non prendersela ancor coi pedanti: una bella mattina egli mise fuori un sonetto di mala fattura e di peggior sentimento, dove son questi versi:
Jate in malora, schiuma di furfanti,
Scaccia pagnotte, come un fegatiello,
Ch’a riempir questo vostro budello
Non bastarien le trippe di Elefanti.
Senza vergognia, senza discrezione,
Ch’è madre vostra (?), ne venete a Roma,
Credendo qua spacciar reputazione[338].
Ho già ricordato Francesco Ruspoli: nessuno mai deve avere avuto coi pedanti fojosi e sbraculati odio maggiore di lui. I parecchi sonetti ch’egli scaraventa loro addosso, dove toccano lasciano il segno. In uno li invita a un banchetto, in cui fa bella mostra, fra l’altro, una insalatina di rasoi; in un altro li mette nelle mani di tutti i diavoli dell’inferno; in un terzo invoca loro addosso macine in pezzi, frombole e mattoni; in più altri tocca certi tasti di assai cattivo suono, alludendo ai bei garzoni che non sono sicuri nemmeno in sagrestia, chiamando Sodoma la gran madre de’ pedanti; in tutti scaglia loro sul viso le più grosse ingiurie che mai sieno state scritte. Prendendone uno di mira più particolarmente, esclama: