Vero è che taluna, non riuscendoci da sè, si faceva comporre da qualche letterato amico le lettere e i versi.
Ma la cortigiana di recapito non si contentava della sola coltura letteraria; essa doveva ancora andare adorna di altre virtù, come allora dicevasi; cantare, se la natura le aveva fatto dono di bella voce[355], sonare uno o più strumenti, danzare con grazia, e usare poi sempre soavità nel parlare, e garbatezza nei modi. Bisognava che, stando almeno alle apparenze, si potesse dir sempre di lei ciò che il Lasca diceva di Nannina Zinzera[356]:
D’atti è sì piena, e modi signorili,
Che come l’ombra dal sol fuggir suole,
Fuggon da lei le cose basse e vili;
e ciò che il Coppetta diceva a Ortensia Greca[357]:
E che voi non volete, a tutti è espresso
O meccanica cosa, o men ch’onesta
Far, nè lasciar che vi si faccia appresso.
Aveva dunque torto il pedante Cinzio di certa commedia del Domenichi a dire: Le cortigiane non sono cortigiane nè cortesi[358].