Sopra l’uso mortal bella tenersi.
Quasi nuova dal ciel discesa luce,
Il che fa rider altri, altri dolersi[441].
Il Giraldi Cinzio racconta di una cortigiana napoletana, «la quale, ancora che si fosse data alla disonesta arte..., se ne stava però così in contegno, che pareva ch’ella fosse Lucrezia Romana, e prima ch’uno le potesse parlare, stava almeno per lo spazio di due mesi, e bisognavavi usare un centinajo di mezzi, ed aver poi di grazia ch’ella volesse udire dieci parole, e se proverbiosamente rispondeva, bisognava esserle tenuto, come se avesse dato cortesissima risposta»[442]. In uno dei Ragionamenti dell’Aretino la Nanna parla «d’alcuna, che recatasi in suso i matarazzi di seta, faceva stare in ginocchioni chi le favellava»[443]. Della cortigiana non nominata, di cui ho fatto cenno pur ora, dice il Mauro:
Ella sta bene come una duchessa,
E ne comanda come una reina,
Ne dà tratti di corda e ne confessa.
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Com’ella sia bizzarra e pazza e schiva,
E di strano cervello, e disdegnosa,