Data è dal Ciel la feminil bellezza,

Perch’ella sia felicitate in terra

Di qualunque uom conosce gentilezza[493].

Un altro adoratore di lei, o forse quello stesso a cui si devono le lodi riferite poc’anzi, parla, alludendo appunto alla Veronica, cui egli chiama col nome di Madonna non altrimenti che se fosse Beatrice o Laura, di una forza insuperabile, infinita della bellezza, che è, non pure un privilegio, ma cosa venuta di cielo[494]. Tale linguaggio, usato con una cortigiana, sarebbe più che ridicolo, non fosse il carattere speciale, starei per dire la dignità, che la cortigiana acquista in quel tempo, fatta quasi sacerdotessa, non di una persona divina, ma di ideali semidivini di bellezza, di grazia e di piacere.

La Veronica doveva avere assai buona coltura; i suoi scritti lo attestano, i suoi adoratori lo affermano. Apollo, dice un di essi a lei stessa, inspira benignamente in voi tutto il suo sapere.

E mentre questo in gran copia v’infonde,

Move la chiara voce al dolce canto,

Ch’a’ bei pensier de l’anima risponde.

La penna e ’l foglio in man prendete intanto,

E scrivete soavi e grati rime