Le variazioni cui nel Leopardi andò soggetto il sentimento della natura non furono già così regolarmente consecutive nel tempo come forse appajono in queste pagine. La vita di uno spirito non soffre mai quelle partizioni certe e recise che nella storia di esso possono tornare o necessarie o opportune. Il Leopardi non mutò in un dì, e nessuno muta in un dì. La storia di lui fu veramente piena di corsi e di ricorsi; e molte volte egli ebbe a tornare a quel sentimento o a quel pensiero da cui s'era creduto allontanato per sempre. Come tornò ad amare ripetutamente la donna, dopo essersi creduto morto all'amore, così tornò a vagheggiar la natura, dopo averla accusata e maledetta. L'anima umana è come il mare. Ogni giorno, nel doppio suo moto di flusso e di riflusso, il mare scopre e ricopre quelle medesime sponde, che solo nel giro di lunghi secoli s'alzan del tutto fuor del suo grembo, o del tutto si sommergono in esso. Un poeta tedesco, che ebbe col Leopardi più di una somiglianza, e fu un grande adoratore della natura, Giovanni Hölderlin (1770-1843), scrisse una volta: «Morti gli aurei sogni della giovinezza, fu morta per me la natura»[324]: per Giacomo Leopardi la natura non morì in tutto mai.
CAPITOLO V. Estetica della morte.
Il Leopardi strinse in intima unione l'amore, la bellezza, la morte: è questa una delle singolarità più caratteristiche del poeta cui Alfredo De Musset salutò col nome di sombre amant de la Mort.
Due cose belle ha il mondo:
Amore e morte.
dice Consalvo: e
Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
Altre il mondo non ha, non han le stelle,