L'amaro ferro intride
E maligno alle nere ombre sorride;
e ancora la donzelletta che se ne torna col suo fascio dell'erba; e la vecchierella seduta con le vicine sulla scala; e i fanciulli che ruzzano sulla piazzuola; e il legnajuolo che nella chiusa bottega, al lume della lucerna, s'affretta a compiere l'opera; e in tutt'altr'ordine d'aspetti e d'immagini, l'arida schiena del Vesuvio e le rovine della dissepolta Pompei. Che se le donne da lui amate e ricordate non ci appajon dinanzi con lineamenti e atteggiamenti molto spiccati, ciò non vuol già dire che il poeta, grande ammiratore e contemplatore di beltà femminile, come s'è notato, non ne ricevesse dentro abbastanza intensamente la immagine; ma vuol dire che, nell'atto di parlar di loro, il poeta si abbandonava a certi soperchianti moti dell'animo, che importavano altri modi di manifestazione e di espressione. Non bisogna dimenticar mai che il Leopardi è sopratutto un intellettuale e un sensitivo; lo che importa, fra l'altro, che la vivezza delle idee e dei sentimenti superi quella delle sensazioni e delle percezioni; e che queste, senza perciò essere di necessità deboli, servano, più che ad altro, a suggerire e muovere quelli. La immagine della Silvia è appena accennata: negre chiome, occhi ridenti e fuggitivi, sguardi innamorati e schivi, un atteggiamento di persona gentile, che lenta e pensosa ponga il piede sopra una soglia. Ma notisi, per altro, come in quei pochi versi le immagini non ottiche propriamente riescano, per via di associazione, a suscitare immagini ottiche; sicchè da ultimo, la Silvia noi crediam di vederla. La immagine della Nerina si può dire che non sia nemmeno accennata. Quella dell'Aspasia si delinea e si colora un po' più: alle denotazioni vaghe e generiche si aggiungono, in una certa misura, le precise e specifiche. La superba visione, l'angelica forma, è vestita del colore della bruna viola, offre all'altrui sguardo niveo collo, man leggiadrissima, lascia indovinare il seno ascoso e desiato, e appar da ultimo viva e salda,
inchino il fianco
Sovra nitide pelli, e circonfusa
D'arcana voluttà,
in atto di baciare i figliuoli. Qui ci sarebbe materia anche pel pittore, o per lo scultore.
Ma, in generale, il poeta, in cui, ad ogni più lieve stimolo, il sentimento si suscita e s'infervora, o si esacerba, più che indugiarsi a ritrarre, per via di descrizione, gli aspetti reali delle cose, si piace di significare gli effetti prodotti nell'animo da quelli; e a quelli il lettore può poi risalire per la via dell'associazione e dell'induzione. Il poeta, esprimendo il sentimento che in noi desterebbe la vista della realtà, se l'avessimo presente, ci dà modo, con isquisito magistero d'arte, di ritrovare da noi, e quasi di ricreare quella realtà. Sì fatto procedimento appar manifesto, più che altrove, nella canzone Sopra il ritratto di una bella donna, scolpito nel monumento sepolcrale della medesima. Un altro poeta avrebbe forse tentato di far rivivere la bella donna morta e di farcela apparire davanti, descrivendola minutamente: il Leopardi non descrive; ma ricorda quel dolce sguardo, che fece tremare ognuno in cui s'affisò; quel labbro, da cui, come da urna piena, traboccava il piacere;
quel collo cinto
Già di desio; quell'amorosa mano