[3]. È pur da ricordare a questo proposito che alcuni (a dir vero pochissimi) critici tedeschi non si peritarono di mettere l'Ortis sopra il Werther; tra gli altri O. L. B. Wolf, nella sua Allgemeine Geschichte des Romans.

[4]. Nuovi saggi critici, 2ª ediz., Napoli, 1879, pp. 142, 143, 147.

[5]. Werther non può ammettere che uomo fortemente innamorato pensi ad altro che all'amor suo; ma gli è un fatto che uomini anche perdutamente innamorati possono pensare a molte altre cose collegandole in qualche modo all'amor loro. In quella povera imitazione del romanzo del Goethe che Carlo Nodier compose da giovane, Le peintre de Saltzbourg, il protagonista, Carlo Munster, si lagna di essere proscritto e fuggitivo, d'aver perduto la patria e l'amata. L'Everardo del Lanfrey fu detto dall'autore stesso un Werther della libertà.

[6]. Il Cesarotti scorse il pericolo e giudicò le Ultime lettere libro immorale. In un breve, ma acuto scritto, intitolalo Werther, René, Jacopo Ortis, Carlo De Rémusat cercò di mostrare che il romanzo del Foscolo è meno immorale di quello dello Chateaubriand e di quello del Goethe (Critiques et études littéraires, nuova edizione, Parigi, 1857, vol. II, p. 125).

[7]. Nel 1820 l'autore di un articolo pubblicato nella Biblioteca italiana poneva in un fascio l'Ortis, i Sepolcri, la Ricciarda. e scriveva: «Le Lettere di Jacopo Ortis, i Sepolcri, la nuova tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce funerea».

[8]. Chi crederebbe di dover trovare le lodi della melanconia nel buon La Fontaine?

Il n'est rien

Qui ne me soit souverain bien,

Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.

Ma dei piaceri e della dignità della melanconia s'era già fatto beffe da un pezzo il Montaigne.