[329]. Il buddistico Mâra è, a un tempo stesso, il principe dei piaceri del mondo e il principe della morte, colui che seduce ed uccide.

[330]. Paradise Lost, l. X, vv. 249-51.

[331]. Alcun che di simile si ha pure in un racconto ebraico. Qui viene opportuno il ricordo della famosa incisione di Alberto Dürer, dove si vede effigiato un cavaliere che, senza dar segno alcuno di terrore, si trova preso fra il diavolo da una parte e la morte da un'altra.

[332]. Vedi Augusto Cesari, La morte nella Vita Nuova, Bologna, 1892, pagine 11-12.

[333]. Il Canzoniere annotato e illustrato da Pietro Fraticelli, Firenze, 1861, pp. 115 e segg.

[334]. Trionfo della fama, cap. I, secondo la volgata.

[335]. Vita nuova, cap. XXIII. Cf. l'opuscolo del Cesari testè citato.

[336]. Sonetti: Non può far Morte il dolce viso amaro, e Spirto felice che sì dolcemente; Trionfo della Morte, c. I.

[337]. Kinder-und Hausmärchen, N. 44.

[338]. Per il prolungamento di questa poetica tradizione nel secolo XVI vedi Cesareo, Nuove ricerche su la vita e le opere di Giacomo Leopardi, Torino, 1893, pp. 64-8.