[434]. Lett. al Giordani, 13 luglio 1821; Epistol., vol. I. pp. 339-40. Cfr. De Sanctis, Op. cit., pp. 341-2.

[435]. Lett. al Giordani, 20 novembre 1820; Epistol., vol. I, p. 308.

[436]. Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario, p. 248; Lettera al padre, 8 luglio (1831?); Epistol., vol. II, p. 427.

[437]. Lett. 26 giugno 1832; Epistol., vol. II, p. 487.

[438]. Nel Num. 61, gennajo 1826.

[439]. Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832; Epistol., vol. II, p. 485.

[440]. Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle più curiose. In quel suo libretto: Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo, Firenze, 1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra l'altro, Bellezza e civiltà!

[441]. Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825; Epistol., vol. I, p. 523.

[442]. L'Antologia, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si discorre dei Versi stampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani lodò poi i Canti pubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t. XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato critico Memorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani, Capolago, 1843.

[443]. Epistol., vol. II, p. 141.